Sabato 20 Ottobre 2018

Lettera alla famiglia 2017   versione testuale


Cara Famiglia,
non è una semplice e opportuna consuetudine rivolgermi a te, nella tua plurale composizione, in occasione della festa della Santa Famiglia di Nazareth, è soprattutto un desiderio forte e permanente di intessere relazioni con te e con i tuoi membri, è un bisogno del cuore, che vuole esprimere l’affetto di padre, fratello, amico e uomo, che mi lega a voi tutti. Sento mie tutte queste relazioni e cercherò di viverle ancora più intensamente nella lunga visita pastorale, già iniziata, e che avrà la durata di tre anni. Verrò in mezzo a voi come uomo, amico, fratello e padre: sono tutte relazioni che si intessono proprio all’interno della nostra famiglia.
Incomincio dalla dimensione umana, perché questa permette di costruire la verità della relazione e la solidarietà nella comprensione dei bisogni e delle fragilità dei fratelli. La dimensione fraterna ci fa sentire veramente a casa nelle nostre famiglie, nella famiglia della comunità cristiana e nella grande famiglia umana: la fraternità esprime appartenenza, legame, dipendenza e comunione.
Vengo come amico, perché sento sempre più forte l’affetto che mi lega a te, cara famiglia, e a tutti i tuoi membri nelle diverse situazioni. La famiglia è il primo luogo dell’amicizia per la carica affettiva, l’attenzione e la vicinanza che si donano, si ricevono, si apprendono e si portano all’esterno, colorando di amicizia le nuove relazioni. Queste ritornano come ricchezza all’interno della famiglia stessa, non devono porla in secondo piano e soprattutto non devono ferirla o distruggerla.
Sento forte il senso della paternità pastorale e spirituale nel servizio della generazione all’umanità e alla fede. Tutti sperimentiamo la paternità e la maternità come la fonte della nostra vita e come il bisogno di trasmetterla in tutta la sua ricchezza. L’annullamento di tale dimensione paterna cammina di pari passo con l’annullamento della percezione della paternità di Dio. Si intrecciano drammaticamente le paternità e le maternità surrogate o adulterate e le idolatrie, quali surrogati di Dio, Amore e Padre. Dio trasferisce all’uomo e alla donna, nel dono della vita, il bisogno e la capacità della generazione. La perdita di questo bisogno o l’incapacità spirituale e fisica sono presenti nella frustrazione dell’uomo contemporaneo. È una frustrazione che rischia di mutare l’identità stessa dell’uomo e della donna, creati ad immagine e somiglianza di Dio. Rivolgendoci alla Parola di Dio, proclamata nella festa della Santa Famiglia, sentiamo che questo è anche il dramma di Abramo, figura e modello dell’uomo credente. “Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava” (Eb 11, 8).
Carissima coppia, anche tu sei partita come Abramo, cercando di sincronizzare i tuoi passi nella fede che ti ha spinto a celebrare il Sacramento del Matrimonio. Esso ha tutta la forza e la verità della chiamata, ma è un dono di grazia da scoprire ciascuno per la propria parte nell’unità dello stesso progetto d’amore. La chiamata matrimoniale è risuonata attraverso le vostre due voci, che si sono ritrovate per fondersi nella stessa melodia suggerita ai due cuori dal Cuore di Dio.
C’è un duplice silenzio che spaventa: l’assenza della voce dell’amato e la mancanza del dono dei figli; esso è ricondotto al silenzio di Dio. “Soggiunse Abram: ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede” (Gen 15, 5). La risposta a questa paura si trova nella fedeltà di Dio alla sua alleanza, che diventa la roccia sicura su cui fondare l’alleanza nuziale: “Si è sempre ricordato della sua alleanza: parola data per mille generazioni” (Sal 105).
L’altro silenzio pauroso è l’assenza della voce dell’amato. Papa Francesco ricorda questo dramma coniugale nell’Amoris Laetitia: “L’idillio presentato dal Salmo 128 non nega una realtà amara che segna tutte le Sacre Scritture. È la presenza del dolore, del male, della violenza che lacerano la vita della famiglia e la sua intima comunione di vita e di amore” (A.L. n. 19). Tutti ricordano la bellezza della voce dell’amato, sentinella e segnale unico della gioia di stare insieme: “Una voce! L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline” (Ct 2, 8). Nel silenzio è necessario il ricorso alla fede nell’azione di Cristo nel Sacramento nuziale; è difficile ritrovare la forza della propria fedeltà, pertanto bisogna ricorrere alla roccia della fedeltà di Dio. Egli solo “è capace di far risorgere anche dai morti” (Eb 11, 19). Nel silenzio sepolcrale del rapporto coniugale, Dio Padre non pone la parola fine, ma invia ogni volta lo Spirito del Risorto per la risurrezione. Questo Spirito è per la coppia e per entrambi i membri. Egli suscita sentimenti, aiuta ad inventare iniziative, suggerisce parole antiche con un sapore nuovo, ridona vita a corpi traditi e consegnati alla morte.
La fede non serve solo per dare un’altra possibilità, ma per vivere nella possibilità di Dio: “Nulla è impossibile a Dio” (Lc 1, 37).
“Davanti ad ogni famiglia si presenta l’icona della Famiglia di Nazareth, con la sua quotidianità fatta di fatiche e persino di incubi … come Maria, sono esortate a vivere con coraggio e serenità le loro sfide familiari, tristi ed entusiasmanti, e a custodire e meditare nel cuore le meraviglie di Dio” (A.L. n. 30).
Cara famiglia, vera chiesa domestica per il Sacramento e per la verità dell’Amore, invito a fare tue queste parole della Preghiera per la Visita Pastorale: “Noi siamo Chiesa, tua sposa: concedici di parlare e pregare insieme con il tuo Spirito, perché, portando ogni giorno la croce della sequela, ripetiamo Abbà al Padre e a Te, nostro sposo Vieni! … Maria, madre e modello della Chiesa, rendici beati per la fede, intercedi per le famiglie e per il mondo salvato dal Figlio tuo Gesù”.
Il Salvatore, Frutto benedetto del seno di Maria, benedica e fecondi ogni famiglia nella gioia della vita.
                                                                      
                                                                                                                     + Pasquale Cascio
                                                                                                                             arcivescovo
  
                                                                                 Sant’Angelo dei Lombardi, 31 dicembre 2017
                                                                                Festa della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe
 
 

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