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Indice |
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1) Profilo storico dell'Arcidiocesi di S.
Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia |
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2) La diocesi di Conza della Campania |
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3) La diocesi di Nusco |
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4) La diocesi di Bisaccia |
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5) La diocesi di S.Angelo dei Lombardi |
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6) La Cattedrale e le Concattedrali |
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7)
Bibliografia utile |
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Profilo
storico dell'Arcidiocesi di S. Angelo dei
Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia |
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Tracciare
il profilo storico dell'Arcidiocesi di S. Angelo dei Lombardi -
Conza - Nusco - Bisaccia, significa ripercorrere la storia di
più chiese locali presenti nel passato nel territorio dell'Altirpinia
e oggi confluite nell'attuale circoscrizione ecclesiastica
secondo il decreto della Congregazione per i Vescovi del 30
settembre 1986.Dalle sintetiche notizie storiche, la formazione
dell'attuale circoscrizione ecclesiastica, che stabilisce in S.
Angelo dei Lombardi la sede dell'Arcivescovo, si può
sintetizzare così: 1513: il Papa Leone X sancisce l'unione "aeque
principaliter" della diocesi di Bisaccia a quella di S. Angelo
dei Lombardi. Tale unione, sospesa nel 1517, confermata dal Papa
Paolo 111 nel 1534 si concretizzò di fatto nel 1540. A quest'epoca
le due diocesi erano costituite da sette centri: S. Angelo dei
Lombardi, Lioni, Guardia, Torella, Bisaccia, Vallata, Morra. |
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1818: alle diocesi di S. Angelo
dei Lombardi e Bisaccia viene unito il territorio della piccola
diocesi di Monteverde a causa della sua soppressione. I paesi
della diocesi salirono a nove, essendosi aggiunti ai sette sopra
ricordati Monteverde e Carbonara (oggi Aquilonia ). |
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30 settembre 1921: l'arcidiocesi
di Conza viene smembrata perdendo 13 dei 24 comuni che da secoli
la componevano. Promotore di tale atto fu l'Arcivescovo Carmine
Cesarano il quale, di intesa con il Capitolo di Campagna e
adducendo come pretesto i danni alla cura delle anime che si
avevano per la notevole distanza di Conza da Campagna, ottenne
che quest'ultima riacquistasse la sua autonomia e ingrandisse il
suo territorio con i centri smembrati da Conza. Egli,
conservando il titolo personale di Arcivescovo, passò a reggere
la diocesi di Campagna nella sua nuova conformazione. A partire
da questa data, all'Arcidiocesi di Conza furono unite "aeque
principaliter" le diocesi di S. Angelo dei Lombardi e Bisaccia.
Il Vescovo Mons. Giulio Tommasi, ordinario di S. Angelo dei
Lombardi dal 1897, fu promosso Arcivescovo di Conza prendendone
possesso il 23 aprile 1922. Egli, però, continuò ad abitare,
come i suoi successori, in S. Angelo dei Lombardi. A quest'epoca
la diocesi era formata da 20 centri (S. Angelo dei Lombardi,
Lioni, Guardia Lombardi,Torella dei Lombardi, Bisaccia, Vallata,
Morra, Monteverde, Aquilonia, Conza, S. Andrea di Conza,
Pescopagano, Calitri, Cairano, Andretta, Teora, Caposele,
Calabritto, Quaglietta, Senerchia) . D'ora innanzi il titolo dei
presuli sarà: "Arcivescovo di Conza, Vescovo di S. Angelo dei
Lombardi e Bisaccia”. |
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4 agosto 1973:
l'Arcivescovo-Vescovo di Nusco, Mons. Gastone Mojaisky-Perrelli,
che dal 17 febbraio 1968 era amministratore apostolico delle
diocesi unite, viene promosso Arcivescovo di Conza, Vescovo di
S. Angelo dei Lombardi e Bisaccia, conservando ad personam la
sede vescoviledi Nusco. A partire da questo momento il titolo
dei presuli sarà: "Arcivescovo di Conza, Vescovo di S. Angelo
dei Lombardi e Bisaccia e Vescovo di Nusco”. |
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8 settembre 1976: con decreto della Congregazione per i Vescovi
il paese di Pescopagano viene assegnato alla diocesi di Melfi.
30 aprile 1979: l'Arcidiocesi di Conza perde la dignità di
Chiesa Metropolitana e diventa Suffraganea dell’ Arcidiocesi di
Benevento. |
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30 settembre 1986: nel riordino delle diocesi italiane le
quattro sedi vescovili di Conza, S. Angelo dei Lombardi,
Bisaccia e Nusco, con decreto n.971/85 del 30 settembre 1986,
vengono pienamente unite così da formare una nuova realtà
diocesana. Il decreto stabilisce che: |
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- la
nuova diocesi avrà la sede nella città di S. Angelo dei
Lombardi, dove la Chiesa Cattedrale conserverà il proprio
titolo. |
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- la denominazione della diocesi sarà "S. Angelo dei
Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia " |
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- le Chiese Cattedrali di Conza, Nusco e Bisaccia prenderanno il
titolo di Concattedrali. |
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- i santi patroni delle singole diocesi saranno patroni della
nuova circoscrizione ecclesiastica. |
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A seguito di questo provvedimento la nuova realtà diocesana
abbraccia 26 comuni per un totale di 40 parrocchie. |
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18 ottobre 1995: con decreto N' 983/95 del 18/10/1995 della
Congregazione per i vescovi, il Comune di Rocca San Felice, con
la sua parrocchia di S. Maria Maggiore, viene staccato dalla
diocesi dì Avellino e aggregato all'Arcidiocesi di S. Angelo dei
Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia.
25 gennaio 1998: nell'ambito dell'attuazione del riordino dei
confini delle diocesi irpine, decretato dalla Congregazione per
i vescovi in data 25/01/1998 - Prot. 232/87, i comuni di
Frigento (già sede vescovile fino al 1818), Sturno, Gesualdo e
Villamaina con le rispettive parrocchie passano dalla
giurisdizione della diocesi di Avellino a quella di S. Angelo
dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, mentre il comune di Vallata
viene staccato da questa e aggregato alla diocesi di Ariano
Irpino-Lacedonia. Con quest'ultima riforma la diocesi comprende
30 comuni con 45 parrocchie. |
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La Diocesi di Conza
della Campania |
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Il primo documento che ci parla di un vescovo di Conza risale
all'anno 743 e ci riferisce di un certo Pelagio che partecipò al
Concilio Romano di quell'anno. Negli anni tra il 1051 e il 1081,
la Chiesa conzana, fu insignita della dignità Arcivescovile ed
elevata a sede Metropolitana.
L'Arcidiocesi di Conza costituiva la XV provincia ecclesiastica
in tutta l'Italia. Aveva come sue suffraganee le diocesi di S.
Angelo dei Lombardi, Bisaccia, Lacedonia, Monteverde, Muro
Lucano, Satriano. Nel 1818 all'Arcivescovo di Conza fu inoltre
data in amministrazione perpetua la sede Vescovile di Campagna.
Tra i tanti presuli che la guidarono rifulge Sant'Erberto (1169
1181), le cui spoglie sono tutt'oggi conservate in un prezioso
sarcofago lapideo custodito in loco. Purtroppo la storia di
questa diocesi, come pure delle altre chiese Altirpine, fu
funestata, spesso in maniera drammatica, nel corso dei secoli,
da vari terremoti, l'ultimo dei quali, il 23 novembre 1980, ha
irreparabilmente distrutto l'antica cittadina e la secolare
chiesa cattedrale ridotta attualmente a poche vestigia.
Oggi la nuova Conza, sorge nella piana sottostante l'antico
centro e qui si sta costruendo la nuova chiesa concattedrale che
accoglierà, come prezioso scrigno, reperti e memorie di un
glorioso passato. Dalla metà del XVI secolo gli Arcivescovi
conzani risedettero alternativamente nei centri di S. Andrea di
Conza e Santomenna, feudi della mensa arcivescovile, di cui
erano insigniti del titolo di Baroni. Ancora oggi, a S. Andrea
di Conza sorge imponente il complesso del seminario
metropolitano e dell'annessa pro-cattedrale di S. Michele,
mentre il turrito Episcopio è stato ridotto a sede municipale
non così a Santomenna, dove il sisma del 1980 ha definitivamente
cancellato il palazzo vescovile, il seminario e la
pro-cattedrale di San Gaetano. Con la Costituzione
Apostolica "Ad Christifidelium bonum" del 30 settembre 1921
furono unite all'Arcidiocesi di Conza "aeque principaliter" le
diocesi di S. Angelo dei Lombardi e Bisaccia.
Questo atto determinò lo smembramento del territorio
dell'Arcidiocesi conzana che conservò, dei 24 paesi di cui era
costituita, solo 11 centri (Conza, S. Andrea di Conza, Andretta,
Cairano, Calitri, Calabritto, Caposele, Quaglietta, Senerchia,
Teora, Pescopagano ), men-_ tre tutti gli altri ( Castelnuovo di
Conza, Santomenna, Laviano, Valva, Colliano, Oliveto Citra,
Contursi, S. Gregorio Magno, Auletta, Buccino, Palomonte,
Salvitelle, Vietri di Potenza) passarono sotto la giurisdizione
della piccola diocesi di Campagna [contava allora, infatti oltre
a Campagna, solo quattro comuni: S. Angelo Le Fratte, Salvia
(oggi Savoia di Lucania ), Pietrafesa (oggi Satriano di Lucania
), Caggiano], la quale riacquistò così la sua autonomia. |
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La Diocesi di Nusco |
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L’erezione della diocesi di Nusco si deve all'opera congiunta di
Roberto il Guiscardo e dell'Arcivescovo di Salemo Alfano 1, che
consacrò primo vescovo l'arciprete della cittadina, Amato.
Questo avvenne non prima del 1076. La circoscrizione della nuova
diocesi coincise con il territorio del Gastaldato Longobardo di
Montella che comprendeva, per l'appunto, i territori di Montella,
Bagnoli, Cassano e Nusco. L'opera pastorale di S. Amato fu
notevole e grande fu la sua carità che gli permise di salire le
vette della santità. Nel 1818 alla diocesi di Nusco fu aggregato
anche il territorio della vicina diocesi di Montemarano (con i
centri di Montemarano, Castelfranci, Castelvetere e Volturara ).
Di questa sede vescovile, la prima menzione certa si ha in un
documento concesso all'Arcivescovo di Benevento dal Papa Stefano
IX il 24 gennaio 1058 in cui, per l'appunto, Monte- marano viene
elencata tra le sedi suffraganee del Metropolita beneventano. Il
più illustre dei suoi pastori fu il santo Vescovo Giovanni (1084
1095), patrono tutt'oggi amatissimo della locale comunità. |
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La Diocesi di
Bisaccia |
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Per quanto riguarda la diocesi di Bisaccia con ogni probabilità
fu anch'essa istituita nel secolo XI. Infatti, risale al 1097 un
documento in cui compare come testimone Basilio, Vescovo di
Bisaccia. Il territorio della diocesi era limitato ai tre centri
di Bisaccia, Vallata e Morra. Nel 1513 il Papa Leone X, data
l'esiguità delle rendite e la ristrettezza del territorio, unì
la diocesi di Bisaccia a quella di S. Angelo dei Lombardi. Tale
unione, di fatto, si ebbe a partire dal 1540, con la morte del
Vescovo Nicola Volpe. |
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La Diocesi di S.
Angelo dei Lombardi |
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Passiamo ora alla diocesi di S. Angelo dei Lombardi. L'opinione
più probabile è che, mentre la città è di fondazione sicuramente
longobarda, la sede episcopale sia sorta verso la metà del
secolo XI. Certamente esisteva ai tempi di Gregorio VII (1073 -
1085), perché questo Papa, in un documento di data imprecisata
(ma da fissarsi tra il 1080 - 1085), menziona R., vescovo di S.
Angelo raccomandando a lui e ad altri presuli di prestare la
dovuta obbedienza e ossequio alla Chiesa salernitana. Nel 1818
alla diocesi di S. Angelo fu unito il territorio della soppressa
diocesi di Monteverde che comprendeva, oltre al piccolo centro
altirpino, la vicina Carbonara (odierna Aquilonia). |
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a cura di Mons. Tarcisio Luigi
Gambalonga |
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La Cattedrale e
le Concattedrali |
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La Cattedrale di S.
Angelo dei Lombardi |
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Le origini della Cattedrale di Sant’Angelo dei Lombardi
non sono note. La pianta è a croce latina ed è imponente
nella sua struttura architettonica, anche se le
ricostruzioni succedutesi in seguito agli innumerevoli
terremoti ne hanno alterato le linee originali. La
facciata, tutta in pietra calcarea locale e con numerosi
intagli decorativi,risale al Cinquecento.
Il portale d'ingresso, che si sviluppa a tutto sesto e
mostra sulla parte più alta due bassorilievi
raffiguranti angeli impalmati, è sovrastato da tre
statue, di epoca medievale,raffiguranti il Cristo
Salvatore, l'Arcangelo Michele, protettore della città,
e S. Antonino, titolare della Cattedrale. E’ suddivisa
in tre navate di cui la centrale molto più larga di
quelle laterali.
Numerose statue, alcune di notevoli pregio artistico,
arricchiscono le navate laterali. Nell'abside è stato
ricollocato un bellissimo Crocifisso, a grandezza
naturale, del 1500 che una volta era nell'Abbazia di S.
Guglielmo. Nella prima cappella a destra, incassato nel
muro, spicca il monumento funebre che Donato Cecere fece
innalzare nel 1562 in
memoria del padre Nicola, gentiluomo di S. Angelo dei
Lombardi.
Un’ epigrafe del 1769, ricorda la consacrazione sotto
l’episcopato di Mons. Domenico Volpe, dopo i lavori di
ricostruzione a seguito del sisma del 1732.
Il restauro strutturale della Cattedrale è stato
sapientemente completato con gli interventi di recupero
delle opere artistiche di cui la cattedrale era
ricchissima. Ad esempio il settecentesco coro ligneo, l’
altare neoclassico proveniente dalla vicina Abbazia del
Goleto, rimontato nel transetto di fronte all'altro
altare in stucco, le importanti statue lignee di S.
Antonino, di S. Francesco di Paola, dell'Immacolata, del
1762, e di S. Lucia, queste ultime due opere di Pietro
Nittoli, scultore nato nella vicina Lioni, che molto
operò nella sacrestia di Montecassino. Inoltre vanno
ricordate le pregevolissime tele del Ricciardi,
riproducente la Madonna di Montevergine, del 1741, e il
Cristo Redentore del mondo di Domenico Antonio Vaccaro.
Totalmente nuova, nel rispetto della riforma
postconciliare, è la soluzione del presbiterio e della
cattedra vescovile, progettata dall'arch. Abruzzini,
docente della Pontificia Università Gregoriana. Il
concorso di tante professionalità, ma anche l'opera
certosina e meticolosa degli artigiani locali hanno
consentito un risultato che è straordinario se si pensa
alle ferite che presentava la Cattedrale all'indomani
del sisma del 1980.
La cripta, costituita da un unico ambiente sovrastato da
archi ad ogiva, accoglie il primo altare maggiore della
cattedrale, del XVII secolo, e alcune sepolture di
vescovi.
Dalla torre campanaria che sorge di fianco alla
Cattedrale mandavano i loro sonori rintocchi le campane
delle locali fonderie Ripardelli e Tarantino; di queste,
purtroppo, è rimasta intatta solo quella collocata nella
prima cella. |
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La
Concattedrale di Conza |
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L’antica Cattedrale Metropolitana, intitolata alla
Vergine Assunta, era sorta sui resti di una basilica di
età romana, della quale aveva mantenuto l’impianto
planimetrico a tre navate. La chiesa, accolse le
sepolture dei conti di casa Gesualdo, che costruirono
all’estremità della navata destra la loro cappella
gentilizia, con l’altare privilegiato intitolato a Santa
Maria delle Grazie. La diminuzione di popolazione fu
causata anche dai due terremoti del 1561 e del 1627 :«Consa,
che è arcivescovato et in altri tempi fu Città grande,
appena hora conserva la chiesa metropolitana per la
celebratione delle fontioni arciepiscopali, essendo nel
resto desolata. Gl’abitanti son pochi [...] La chiesa è
assai bella, ove sono le sepolture degli antichi Signori
Gesualdi conti di Consa [...] Il territorio è grande e
bello a meraviglia, ma per carestia d’huomini e bovi non
è coltivato».
A complicare le cose, intervennero i terremoti che si
successero alla fine del secolo, tra il 1688 e il 1694.
Quest’ultimo in particolare ebbe effetti disastrosi nei
piccoli centri dell’Alta Irpinia; ecco come lo racconta
un cronista del tempo:«La diocese di Conzo ha patito
notabilmente, potendosi dire, senza esageratione, che
quel monsignor arcivescovo Caraccioli sia divenuto
pastore senza ovile, per esser rimaste la maggior parte
delle sue terre a lui sottoposte distrutte da questa
disgratia [...] Conza può dirsi che più non vi è, e la
sua chiesa maggiore di S. Giberto non si conosce ove
era».
Nella
cattedrale il terremoto del 1694 lasciò in piedi solo il
coro, l’altare maggiore con il sepolcro di S. Erberto,
arcivescovo e protettore della città, e alcune cappelle.
La Cattedrale fu ricostruita a spese dell’arcivescovo
Gaetano Caracciolo (1682-1709) e, dopo il terremoto del
1732 fu rifatta per volere di monsignor Giuseppe Nicolaj
(1731-1758).
L’attuale Cattedrale, costruita al centro della nuova
Conza della Campania, dopo il disastroso terremoto del
23 novembre 1980. E’ costituita da una grande aula
cicolare, sovrastata da una cupola a costoloni in
acciaio e sorretta da dodici colonne. E’ uno scrigno che
accoglie i resti dell’antica e prestigiosa Chiesa
Metropolitana. Si possono ammirare: il fonte
battesimale, in pietra, del XVIII secolo, costituito da
una vasca circolare sorretta da un piedistallo con
stemma episcopale a bassorilievo. Sulla sinistra, vi è
il sarcofago medievale che accoglie i resti mortali di
S. Erberto e alcune statue lignee, recuperate fra le
rovine dell’Antica chiesa. |
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La
Concattedrale di Nusco |
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Del nucleo originario della Cattedrale restano tracce
nella cripta, che sotto le sue volte a crociera
custodisce le ossa di S. Amato, primo vescovo e patrono
di
Nusco.
Gli affreschi recentemente scoperti nella cripta
raffigurano la Natività e risalgono al XV secolo circa.
L'interno si presenta a tre navate con cappelle laterali
ed è databile XVI-XVIII sec. Pregevoli risultano il
presbiterio e il coro ligneo,settecenteschi,
sopraelevati,il pulpito ligneo del XVI–XVII secolo.
La Cattedrale è dedicata a santo Stefano, di cui si può
ammirare una bella statua marmorea con il coevo altare
in una cappella della navata laterale sinistra,
posizionata sul coevo altare neoclassico. Vari dipinti
su tela arricchiscono le cappelle, fra cui uno, nella
cappella del Ss.mo Sacramento, raffigurante S. Amato il
adorazione della Ss.ma Eucaristia e l’altro dei
cosiddetti “Benefici del Capitolo”, entrambi del XVIII
secolo.
Nella cappella absidale destra, si può ammirare un
pregevole tabernacolo per la custodia degli oli santi in
marmo finemente intagliato del XVI secolo.
La sacrestia presenta un arredo fatto di armadi e stalli
lignei risalenti all’ultimo quarto del XVIII secolo.
Molti sono i monumenti sepolcrali dei vescovi
che hanno retto la cattedra nuscana: quello di Stefano
Musciatelli, cittadino di Nusco, vescovo nel XVI secolo,
Mons. Bonaventura che nel 1750 costruì il Seminario,
Mons. Mastropasqua, munifico e attento verso la
Cattedrale e il suo Capitolo. |
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La
Concattedrale di Bisaccia |
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E’un’icona solenne e suggestiva. Racconta nella pietra
un millennio storia di questo antico centro altirpino.
La mancanza di un accurato studio storico non ci
permette di conoscerne le origini, legate alla presenza
dell'antica Diocesi, istituita forse nel secolo XI.
Infatti risale al 1097 un atto notarile in cui compare
come testimone Basilio, vescovo di Bisaccia. Il
territorio della diocesi comprendeva anche Morra e
Vallata. Nel 1513, papa Leone X unì la diocesi a quella
di Sant'Angelo dei Lombardi. Tale unione, di fatto, si
ebbe a partire dal 1540, con la morte del vescovo Nicola
Volpe.
L’antica Cattedrale, di origine bizantina, era ubicata
nel cuore del centro storico, nella zona compresa oggi
fra Largo Campanile Vecchio e via Vescovado Vecchio.
Essa era affiancata all'Episcopio, come si evince in una
relazione ad limina del Vescovo Flaminio Turricella
(1591-1600): "Domus episcopalis est contigua ipsi
Cathedrali, et satis congrua dignitati e(s)pali. Verum
ecclesia Cathedralis in non nullis locis minatur ruinam
et propterea maxima indiget reparatione..." Della
vecchia struttura non vi è più traccia visibile, se non
in uno stemma episcopale, una lastra tombale e una
epigrafe del 1619 che ricorda la costruzione di una
cappella, dedicata alla Madonna del Carmine, ad opera
del notaio Annibale Formoso. Il sacro edificio fu
distrutto, infatti, dai rovinosi terremoti del 1694 e
1732.
L'attuale chiesa Cattedrale fu ricostruita, nel luogo
attuale, sui giardini del Castello Ducale, donati dal
duca Procopio Maria d’Egmont, dal maestro Pietro D.
Pagano infatti nel fregio del cornicione leggiamo:"M.
PETRUS D. PAGANO QUUM HOC TEMPLUM FECIT 1747"
Pagano riunì il sottile filo della storia, spezzato dai
terremoti, ricomponendo nell'elegante facciata in
pietra, gli antichi bassorilievi romanico-gotici.Uniche
in Irpinia, queste sculture di Bisaccia rappresentano
una sintesi armoniosa fra arte normanna e bizantina. Il
bassorilievo posizionato sul cuspide, riproduce il
profeta Daniele nella fossa dei leoni. Quello del
portale, invece, raffigura San Gregorio Magno in
atteggiamento benedicente, assiso fra i simboli dei
quattro evangelisti.
Le epigrafi dell'architrave della porta ne ricordano la
dedicazione e la consacrazione:
"SANCTUS DEUS SANCTUS
FORTIS SANCTUS IMMORTALITATIS MISERERE NOBIS HOC TEMPLUM
NATIVITATI DIVAE MARIAE DICATUM AERE PUBLICO
REHEDIFICATUM SUB ANNO DOMINI 1515 SANCTA MARIA STELLA
MARIS DEFENDE NOS AB OMNIBUS MALIS / HOC TIBI QUUM
POSUIT VIRGO SANCTISSIMA TEMPLUM BISACIAE POPULUS COMUNI
FUNDITUS AERE MD BIS SEPTEM ADDEBAT OLERIBUS UNCTUM 1515
PONTIFICANTE DOMINO GASPARE ET DOMINO NICOLAO
DOMINANTE."
La Cattedrale è dedicata alla Natività della Vergine
Maria e fu riconsacrata nel 1515 dopo la ricostruzione,
ultimata l’anno precedente, ad opera del popolo di
Bisaccia. Il "pontificante" e il "dominante" sono gli
ultimi due vescovi di Bisaccia: Gaspare de Corbara
(1498-1517) e Nicola Volpe (1517-1540).
L'epigrafe murata nella facciata laterale destra
menziona i vescovi De Cancellariis e Ignazio Ciantes:"RAINALDUS
ET VALERIUS NEPOS AEQUITES TROJANI SIMUL EPISCOPI
BISACIEN SIBI ET ECCLESIAE DIVERSORIUM POSUERE AN. D.
MDXLIX / F.I.CIANTES E AD JURA ECCLESIAE SERVANDA
TRANSTULIT A.D. MDCLVI". Rainaldo e Valerio de
Cancellariis fecero costruire un ospizio ecclesiastico
nel 1649, mentre Ignazio Ciantes lo ristrutturò nel
1661.
La Cattedrale, nel 1799, subì gli assalti delle truppe
giacobine e subì notevoli danni con il terremoto del
1851. Infatti, i successivi lavori di restauro,
alterarono il progetto originale, creando, al posto
della sala capitolare e della sacrestia, due grandi
cappelle. Nel 1858, fu rifatto tutto il corredo degli
altari. In sostituzione di quelli in stucco furono
montati altari in marmi policromi, di stile neoclassico,
di bottega napoletana.
Il terremoto del Vulture del 1930 e i bombardamenti
tedeschi del settembre 1943, danneggiarono gravemente la
Cattedrale.
L'interno, a stile basilicale, è suddiviso in tre
navate, senza transetto. Il presbiterio, delimitato da
una balaustra in colonne di marmo, è dominato
dall'altare maggiore e dalla Cattedra Episcopale che è
in legno, con lo stemma del Vescovo Giuseppe Fanelli
(1854-1891).
L'abside accoglie il fiore all'occhiello della
Cattedrale e un gioiello dell'arte scultorea locale: il
coro ligneo intagliato di scuola bagnolese del 1622,
mentre il pulpito ligneo, opera della medesima scuola, è
del 1762.
Nella navata sinistra sono visibili un antico crocifisso
ligneo e la statua della Vergine Addolorata. La cappella
che chiude questa navata accoglie l’altare del SS.mo
Sacramento, sormontato da un tempietto rinascimentale
che accoglie una statua lignea del Sacro Cuore di Gesù.Il
tabernacolo seicentesco in marmi policromi con la porta
in fine argento sbalzato.
Nella navata destra vi è il Battistero: in pietra, del
1577, nel cui piedistallo è scolpito lo stemma del
Vescovo Pietrantonio Vicedomini (1574-1580). Procedendo
lungo la navata si possono ammirare le statue lignee,
disposte nelle nicchie soprastanti gli altari di San
Michele Arcangelo del 1873, S. Gaetano da Thiene,
ottocentesca. La cappella si completa con l'altare in
marmi policromi sormontato da un tempietto ligneo
seicentesco che accoglie, nella sua ricca decorazione ad
intaglio, una preziosa statua lignea coeva raffigurante
la Vergine Maria di Costantinopoli
Ricerca a cura dell' Ufficio Beni Culturali |
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Bibliografia utile
-
A. Giuffrè, Restauro e sicurezza in zona sismica, la
Cattedrale di S. Angelo dei Lombardi, in "Palladio",
1998
-
A. Giuffrè, Tecniche costruttive e tecniche di restauro
nella Cattedrale di S. Angelo dei Lombardi, in
"Palladio", 1998
-
C. De Martino, Alta Irpinia, ambienti e monumenti,
Napoli 1974
-
G. Chiusano, Sant' Angelo dei Lombardi - la mia città,
Avellino 1956
-
G. Chisano, Sant' Angelo dei Lombardi, la città del De
Sanctis, Lioni 1983
-
Armando Venezia, La Cattedrale di Sant' Angelo dei
Lombardi, Montella 2000
-
Gennaro Passaro, Bibliografia storica ragionata su Sant'
Amato da Nusco, Nusco 1993
-
Archivio Diocesano di Sant’Angelo dei Lombardi (ADSAL),
ms. del 1691, D. A. CASTELLANO, Cronista conzana
(parte del manoscritto è riportata in G. CHIUSANO, La
Cronista conzana, Conza della Campania 1983, e in La
Cronista Conzana del Castellani, a cura di M. Carluccio
e F. Celetta, 5 voll., Conza della Campania 1999-2002).
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-
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Pescopagano, Trani 1924;
-
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contea fino alla caduta della monarchia sveva, estratto
dagli “Atti della Società Storica del Sannio”, Benevento
1927 - 1928;
-
G. GARGANO, Ricerche storiche su Conza antica, Avellino
1934; V. ACOCELLA, Storia di Conza (II) - La contea
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