Storia dell' Arcidiocesi
   
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Indice

1)    Profilo storico dell'Arcidiocesi di S. Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia
2)    La diocesi di Conza della Campania
3)    La diocesi di Nusco
4)    La diocesi di Bisaccia
5)    La diocesi di S.Angelo dei Lombardi

6)    La Cattedrale e le Concattedrali

7)    Bibliografia utile 
 
 

Profilo storico dell'Arcidiocesi di S. Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia

 

Tracciare il profilo storico dell'Arcidiocesi di S. Angelo dei Lombardi - Conza - Nusco - Bisaccia, significa ripercorrere la storia di più chiese locali presenti nel passato nel territorio dell'Altirpinia e oggi confluite nell'attuale circoscrizione ecclesiastica secondo il decreto della Congregazione per i Vescovi del 30 settembre 1986.Dalle sintetiche notizie storiche, la formazione dell'attuale circoscrizione ecclesiastica, che stabilisce in S. Angelo dei Lombardi la sede dell'Arcivescovo, si può sintetizzare così: 1513: il Papa Leone X sancisce l'unione "aeque principaliter" della diocesi di Bisaccia a quella di S. Angelo dei Lombardi. Tale unione, sospesa nel 1517, confermata dal Papa Paolo 111 nel 1534 si concretizzò di fatto nel 1540. A quest'epoca le due diocesi erano costituite da sette centri: S. Angelo dei Lombardi, Lioni, Guardia, Torella, Bisaccia, Vallata, Morra. 

 

1818: alle diocesi di S. Angelo dei Lombardi e Bisaccia viene unito il territorio della piccola diocesi di Monteverde a causa della sua soppressione. I paesi della diocesi salirono a nove, essendosi aggiunti ai sette sopra ricordati Monteverde e Carbonara (oggi Aquilonia ). 

 

30 settembre 1921: l'arcidiocesi di Conza viene smembrata perdendo 13 dei 24 comuni che da secoli la componevano. Promotore di tale atto fu l'Arcivescovo Carmine Cesarano il quale, di intesa con il Capitolo di Campagna e adducendo come pretesto i danni alla cura delle anime che si avevano per la notevole distanza di Conza da Campagna, ottenne che quest'ultima riacquistasse la sua autonomia e ingrandisse il suo territorio con i centri smembrati da Conza. Egli, conservando il titolo personale di Arcivescovo, passò a reggere la diocesi di Campagna nella sua nuova conformazione. A partire da questa data, all'Arcidiocesi di Conza furono unite "aeque principaliter" le diocesi di S. Angelo dei Lombardi e Bisaccia. Il Vescovo Mons. Giulio Tommasi, ordinario di S. Angelo dei Lombardi dal 1897, fu promosso Arcivescovo di Conza prendendone possesso il 23 aprile 1922. Egli, però, continuò ad abitare, come i suoi successori, in S. Angelo dei Lombardi. A quest'epoca la diocesi era formata da 20 centri (S. Angelo dei Lombardi, Lioni, Guardia Lombardi,Torella dei Lombardi, Bisaccia, Vallata, Morra, Monteverde, Aquilonia, Conza, S. Andrea di Conza, Pescopagano, Calitri, Cairano, Andretta, Teora, Caposele, Calabritto, Quaglietta, Senerchia) . D'ora innanzi il titolo dei presuli sarà: "Arcivescovo di Conza, Vescovo di S. Angelo dei Lombardi e Bisaccia”.

 

4 agosto 1973: l'Arcivescovo-Vescovo di Nusco, Mons. Gastone Mojaisky-Perrelli, che dal 17 febbraio 1968 era amministratore apostolico delle diocesi unite, viene promosso Arcivescovo di Conza, Vescovo di S. Angelo dei Lombardi e Bisaccia, conservando ad personam la sede vescoviledi Nusco. A partire da questo momento il titolo dei presuli sarà: "Arcivescovo di Conza, Vescovo di S. Angelo dei Lombardi e Bisaccia e Vescovo di Nusco”.

 

8 settembre 1976: con decreto della Congregazione per i Vescovi il paese di Pescopagano viene assegnato alla diocesi di Melfi. 30 aprile 1979: l'Arcidiocesi di Conza perde la dignità di Chiesa Metropolitana e diventa Suffraganea dell’ Arcidiocesi di Benevento.

 

30 settembre 1986: nel riordino delle diocesi italiane le quattro sedi vescovili di Conza, S. Angelo dei Lombardi, Bisaccia e Nusco, con decreto n.971/85 del 30 settembre 1986, vengono pienamente unite così da formare una nuova realtà diocesana. Il decreto stabilisce che:

 
- la nuova diocesi avrà la sede nella città di S. Angelo dei Lombardi, dove la Chiesa Cattedrale conserverà il proprio titolo.
- la denominazione della diocesi sarà "S. Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia " 
- le Chiese Cattedrali di Conza, Nusco e Bisaccia prenderanno il titolo di Concattedrali. 
- i santi patroni delle singole diocesi saranno patroni della nuova circoscrizione ecclesiastica. 
 
A seguito di questo provvedimento la nuova realtà diocesana abbraccia 26 comuni per un totale di 40 parrocchie.
 

18 ottobre 1995: con decreto N' 983/95 del 18/10/1995 della Congregazione per i vescovi, il Comune di Rocca San Felice, con la sua parrocchia di S. Maria Maggiore, viene staccato dalla diocesi dì Avellino e aggregato all'Arcidiocesi di S. Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia. 
25 gennaio 1998: nell'ambito dell'attuazione del riordino dei confini delle diocesi irpine, decretato dalla Congregazione per i vescovi in data 25/01/1998 - Prot. 232/87, i comuni di Frigento (già sede vescovile fino al 1818), Sturno, Gesualdo e Villamaina con le rispettive parrocchie passano dalla giurisdizione della diocesi di Avellino a quella di S. Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, mentre il comune di Vallata viene staccato da questa e aggregato alla diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia. Con quest'ultima riforma la diocesi comprende 30 comuni con 45 parrocchie. 

 

La Diocesi di Conza della Campania

 

Il primo documento che ci parla di un vescovo di Conza risale all'anno 743 e ci riferisce di un certo Pelagio che partecipò al Concilio Romano di quell'anno. Negli anni tra il 1051 e il 1081, la Chiesa conzana, fu insignita della dignità Arcivescovile ed elevata a sede Metropolitana.
L'Arcidiocesi di Conza costituiva la XV provincia ecclesiastica in tutta l'Italia. Aveva come sue suffraganee le diocesi di S. Angelo dei Lombardi, Bisaccia, Lacedonia, Monteverde, Muro Lucano, Satriano. Nel 1818 all'Arcivescovo di Conza fu inoltre data in amministrazione perpetua la sede Vescovile di Campagna. Tra i tanti presuli che la guidarono rifulge Sant'Erberto (1169 1181), le cui spoglie sono tutt'oggi conservate in un prezioso sarcofago lapideo custodito in loco. Purtroppo la storia di questa diocesi, come pure delle altre chiese Altirpine, fu funestata, spesso in maniera drammatica, nel corso dei secoli, da vari terremoti, l'ultimo dei quali, il 23 novembre 1980, ha irreparabilmente distrutto l'antica cittadina e la secolare chiesa cattedrale ridotta attualmente a poche vestigia. 
Oggi la nuova Conza, sorge nella piana sottostante l'antico centro e qui si sta costruendo la nuova chiesa concattedrale che accoglierà, come prezioso scrigno, reperti e memorie di un glorioso passato. Dalla metà del XVI secolo gli Arcivescovi conzani risedettero alternativamente nei centri di S. Andrea di Conza e Santomenna, feudi della mensa arcivescovile, di cui erano insigniti del titolo di Baroni. Ancora oggi, a S. Andrea di Conza sorge imponente il complesso del seminario metropolitano e dell'annessa pro-cattedrale di S. Michele, mentre il turrito Episcopio è stato ridotto a sede municipale non così a Santomenna, dove il sisma del 1980 ha definitivamente cancellato il palazzo vescovile, il seminario e la pro-cattedrale di San Gaetano.  Con la Costituzione Apostolica "Ad Christifidelium bonum" del 30 settembre 1921 furono unite all'Arcidiocesi di Conza "aeque principaliter" le diocesi di S. Angelo dei Lombardi e Bisaccia.
Questo atto determinò lo smembramento del territorio dell'Arcidiocesi conzana che conservò, dei 24 paesi di cui era costituita, solo 11 centri (Conza, S. Andrea di Conza, Andretta, Cairano, Calitri, Calabritto, Caposele, Quaglietta, Senerchia, Teora, Pescopagano ), men-_ tre tutti gli altri ( Castelnuovo di Conza, Santomenna, Laviano, Valva, Colliano, Oliveto Citra, Contursi, S. Gregorio Magno, Auletta, Buccino, Palomonte, Salvitelle, Vietri di Potenza) passarono sotto la giurisdizione della piccola diocesi di Campagna [contava allora, infatti oltre a Campagna, solo quattro comuni: S. Angelo Le Fratte, Salvia (oggi Savoia di Lucania ), Pietrafesa (oggi Satriano di Lucania ), Caggiano], la quale riacquistò così la sua autonomia.

 

La Diocesi di Nusco

 
L’erezione della diocesi di Nusco si deve all'opera congiunta di Roberto il Guiscardo e dell'Arcivescovo di Salemo Alfano 1,  che consacrò primo vescovo l'arciprete della cittadina, Amato. Questo avvenne non prima del 1076. La circoscrizione della nuova diocesi coincise con il territorio del Gastaldato Longobardo di Montella che comprendeva, per l'appunto, i territori di Montella, Bagnoli, Cassano e Nusco. L'opera pastorale di S. Amato fu notevole e grande fu la sua carità che gli permise di salire le vette della santità. Nel 1818 alla diocesi di Nusco fu aggregato anche il territorio della vicina diocesi di Montemarano (con i centri di Montemarano, Castelfranci, Castelvetere e Volturara ). Di questa sede vescovile, la prima menzione certa si ha in un documento concesso all'Arcivescovo di Benevento dal Papa Stefano IX il 24 gennaio 1058 in cui, per l'appunto, Monte- marano viene elencata tra le sedi suffraganee del Metropolita beneventano. Il più illustre dei suoi pastori fu il santo Vescovo Giovanni (1084 1095), patrono tutt'oggi amatissimo della locale comunità. 
 

La Diocesi di Bisaccia

 

Per quanto riguarda la diocesi di Bisaccia con ogni probabilità fu anch'essa istituita nel secolo XI. Infatti, risale al 1097 un documento in cui compare come testimone Basilio, Vescovo di Bisaccia. Il territorio della diocesi era limitato ai tre centri di Bisaccia, Vallata e Morra. Nel 1513 il Papa Leone X, data l'esiguità delle rendite e la ristrettezza del territorio, unì la diocesi di Bisaccia a quella di S. Angelo dei Lombardi. Tale unione, di fatto, si ebbe a partire dal 1540, con la morte del Vescovo Nicola Volpe.

 

La Diocesi di S. Angelo dei Lombardi

 

Passiamo ora alla diocesi di S. Angelo dei Lombardi. L'opinione più probabile è che, mentre la città è di fondazione sicuramente longobarda, la sede episcopale sia sorta verso la metà del secolo XI. Certamente esisteva ai tempi di Gregorio VII (1073 - 1085), perché questo Papa, in un documento di data imprecisata (ma da fissarsi tra il 1080 - 1085), menziona R., vescovo di S. Angelo raccomandando a lui e ad altri presuli di prestare la dovuta obbedienza e ossequio alla Chiesa salernitana. Nel 1818 alla diocesi di S. Angelo fu unito il territorio della soppressa diocesi di Monteverde che comprendeva, oltre al piccolo centro altirpino, la vicina Carbonara (odierna Aquilonia).

a cura di Mons. Tarcisio Luigi Gambalonga

 

 

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La Cattedrale e le Concattedrali

La Cattedrale di S. Angelo dei Lombardi

 

Le origini della Cattedrale di Sant’Angelo dei Lombardi non sono note. La pianta è a croce latina ed è imponente nella sua struttura architettonica, anche se le ricostruzioni succedutesi in seguito agli innumerevoli terremoti ne hanno alterato le linee originali. La facciata, tutta in pietra calcarea locale e con numerosi intagli decorativi,risale al Cinquecento.

    Il portale d'ingresso, che si sviluppa a tutto sesto e mostra sulla parte più alta due bassorilievi raffiguranti angeli impalmati, è sovrastato da tre statue, di epoca medievale,raffiguranti il Cristo Salvatore, l'Arcangelo Michele, protettore della città, e S. Antonino, titolare della Cattedrale. E’ suddivisa in tre navate di cui la centrale molto più larga di quelle laterali.

   Numerose statue, alcune di notevoli pregio artistico, arricchiscono le navate laterali. Nell'abside è stato ricollocato un bellissimo Crocifisso, a grandezza naturale, del 1500 che una volta era nell'Abbazia di S. Guglielmo. Nella prima cappella a destra, incassato nel muro, spicca il monumento funebre che Donato Cecere fece innalzare nel 1562 in memoria del padre Nicola, gentiluomo di S. Angelo dei Lombardi.

   Un’ epigrafe del 1769, ricorda la consacrazione sotto l’episcopato di Mons. Domenico Volpe, dopo i lavori di ricostruzione a seguito del sisma del 1732.

   Il restauro strutturale della Cattedrale è stato sapientemente completato con gli interventi di recupero delle opere artistiche di cui la cattedrale era ricchissima. Ad esempio il settecentesco coro ligneo, l’ altare neoclassico proveniente dalla vicina Abbazia del Goleto, rimontato nel transetto di fronte all'altro altare in stucco, le importanti statue lignee di S. Antonino, di S. Francesco di Paola, dell'Immacolata, del 1762, e di S. Lucia, queste ultime due opere di Pietro Nittoli, scultore nato nella vicina Lioni, che molto operò nella sacrestia di Montecassino. Inoltre vanno ricordate le pregevolissime tele del Ricciardi, riproducente la Madonna di Montevergine, del 1741, e il Cristo Redentore del mondo di Domenico Antonio Vaccaro.

    Totalmente nuova, nel rispetto della riforma postconciliare, è la soluzione del presbiterio  e della cattedra vescovile, progettata dall'arch. Abruzzini, docente della Pontificia Università Gregoriana. Il concorso di tante professionalità, ma anche l'opera certosina e meticolosa degli artigiani locali hanno consentito un risultato che è straordinario se si pensa alle ferite che presentava la Cattedrale all'indomani del sisma del 1980.

    La cripta, costituita da un unico ambiente sovrastato da archi ad ogiva, accoglie il primo altare maggiore della cattedrale, del XVII secolo, e alcune sepolture di vescovi.

    Dalla torre campanaria che sorge di fianco alla Cattedrale mandavano i loro sonori rintocchi le campane delle locali fonderie Ripardelli e Tarantino; di queste, purtroppo, è rimasta intatta solo quella collocata nella prima cella.

 

La Concattedrale di Conza

 

L’antica Cattedrale Metropolitana, intitolata alla Vergine Assunta, era sorta sui resti di una basilica di età romana, della quale aveva mantenuto l’impianto planimetrico a tre navate. La chiesa, accolse le sepolture dei conti di casa Gesualdo, che costruirono all’estremità della navata destra la loro cappella gentilizia, con l’altare privilegiato intitolato a Santa Maria delle Grazie. La diminuzione di popolazione fu causata anche dai due terremoti del 1561 e del 1627 :«Consa, che è arcivescovato et in altri tempi fu Città grande, appena hora conserva la chiesa metropolitana per la celebratione delle fontioni arciepiscopali, essendo nel resto desolata. Gl’abitanti son pochi [...] La chiesa è assai bella, ove sono le sepolture degli antichi Signori Gesualdi conti di Consa [...] Il territorio è grande e bello a meraviglia, ma per carestia d’huomini e bovi non è coltivato».

     A complicare le cose, intervennero i terremoti che si successero alla fine del secolo, tra il 1688 e il 1694. Quest’ultimo in particolare ebbe effetti disastrosi nei piccoli centri dell’Alta Irpinia; ecco come lo racconta un cronista del tempo:«La diocese di Conzo ha patito notabilmente, potendosi dire, senza esageratione, che quel monsignor arcivescovo Caraccioli sia divenuto pastore senza ovile, per esser rimaste la maggior parte delle sue terre a lui sottoposte distrutte da questa disgratia [...] Conza può dirsi che più non vi è, e la sua chiesa maggiore di S. Giberto non si conosce ove era».

      Nella cattedrale il terremoto del 1694 lasciò in piedi solo il coro, l’altare maggiore con il sepolcro di S. Erberto, arcivescovo e protettore della città, e alcune cappelle. La Cattedrale fu ricostruita a spese dell’arcivescovo Gaetano Caracciolo (1682-1709) e, dopo il terremoto del 1732 fu rifatta per volere di monsignor Giuseppe Nicolaj (1731-1758).

      L’attuale Cattedrale, costruita al centro della nuova Conza della Campania, dopo il disastroso terremoto del 23 novembre 1980. E’ costituita da una grande aula cicolare, sovrastata da una cupola a costoloni in acciaio e sorretta da dodici colonne. E’ uno scrigno che accoglie i resti dell’antica e prestigiosa Chiesa Metropolitana. Si possono ammirare: il fonte battesimale, in pietra, del XVIII secolo, costituito da una vasca circolare sorretta da un piedistallo con stemma episcopale a bassorilievo. Sulla sinistra, vi è il sarcofago medievale che accoglie i resti mortali di S. Erberto e alcune statue lignee, recuperate fra le rovine dell’Antica chiesa.

 

La Concattedrale di Nusco

 

Del nucleo originario della Cattedrale restano tracce nella cripta, che sotto le sue volte a crociera custodisce le ossa di S. Amato, primo vescovo e patrono di Nusco.

          Gli affreschi recentemente scoperti nella cripta raffigurano la Natività e risalgono al XV secolo circa. L'interno si presenta a tre navate con cappelle laterali ed è databile XVI-XVIII sec. Pregevoli risultano il presbiterio e il coro ligneo,settecenteschi, sopraelevati,il pulpito ligneo del XVI–XVII secolo.

         La Cattedrale è dedicata a santo Stefano, di cui si può ammirare una bella statua marmorea con il coevo altare in una cappella della navata laterale sinistra, posizionata sul coevo altare neoclassico. Vari dipinti su tela arricchiscono le cappelle, fra cui uno, nella cappella del Ss.mo Sacramento, raffigurante S. Amato il adorazione della Ss.ma Eucaristia e l’altro dei cosiddetti “Benefici del Capitolo”, entrambi del XVIII secolo.

          Nella cappella absidale destra, si può ammirare un pregevole tabernacolo per la custodia degli oli santi in marmo finemente intagliato del XVI secolo.

        La sacrestia presenta un arredo fatto di armadi e stalli lignei risalenti all’ultimo quarto del XVIII secolo.

         Molti sono i monumenti sepolcrali dei vescovi che hanno retto la cattedra nuscana: quello di Stefano Musciatelli, cittadino di Nusco, vescovo nel XVI secolo, Mons. Bonaventura che nel 1750 costruì il Seminario, Mons. Mastropasqua, munifico e attento verso la Cattedrale e il suo Capitolo.

 

La Concattedrale di Bisaccia

 

E’un’icona solenne e suggestiva. Racconta nella pietra un millennio storia di questo antico centro altirpino. La mancanza di un accurato studio storico non ci permette di conoscerne le origini, legate alla presenza dell'antica Diocesi, istituita forse nel secolo XI. Infatti risale al 1097 un atto notarile in cui compare come testimone Basilio, vescovo di Bisaccia. Il territorio della diocesi comprendeva anche Morra e Vallata. Nel 1513, papa Leone X unì la diocesi a quella di Sant'Angelo dei Lombardi. Tale unione, di fatto, si ebbe a partire dal 1540, con la morte del vescovo Nicola Volpe.

            L’antica Cattedrale, di origine bizantina, era ubicata nel cuore del centro storico, nella zona compresa oggi fra Largo Campanile Vecchio e via Vescovado Vecchio. Essa era affiancata all'Episcopio, come si evince in una relazione ad limina del Vescovo Flaminio Turricella (1591-1600): "Domus episcopalis est contigua ipsi Cathedrali, et satis congrua dignitati e(s)pali. Verum ecclesia Cathedralis in non nullis locis minatur ruinam et propterea maxima indiget reparatione..." Della vecchia struttura non vi è più traccia visibile, se non in uno stemma episcopale, una lastra tombale e una epigrafe del 1619 che ricorda la costruzione di una cappella, dedicata alla Madonna del Carmine, ad opera del notaio Annibale Formoso. Il sacro edificio fu distrutto, infatti,  dai rovinosi terremoti del 1694 e 1732.

            L'attuale chiesa Cattedrale fu ricostruita, nel luogo attuale, sui giardini del Castello Ducale, donati dal duca Procopio Maria d’Egmont, dal maestro Pietro D. Pagano infatti nel fregio del cornicione leggiamo:"M. PETRUS D. PAGANO QUUM HOC TEMPLUM FECIT 1747"

            Pagano riunì il sottile filo della storia, spezzato dai terremoti, ricomponendo nell'elegante facciata in pietra, gli antichi bassorilievi romanico-gotici.Uniche in Irpinia, queste sculture di Bisaccia rappresentano una sintesi armoniosa fra arte normanna e bizantina. Il bassorilievo posizionato sul cuspide, riproduce il profeta Daniele nella fossa dei leoni.     Quello del portale, invece, raffigura San Gregorio Magno in atteggiamento benedicente, assiso fra i simboli dei quattro evangelisti.                                                                                              

Le epigrafi dell'architrave della porta ne ricordano la dedicazione e la consacrazione: "SANCTUS DEUS SANCTUS FORTIS SANCTUS IMMORTALITATIS MISERERE NOBIS HOC TEMPLUM NATIVITATI DIVAE MARIAE DICATUM AERE PUBLICO REHEDIFICATUM SUB ANNO DOMINI 1515 SANCTA MARIA STELLA MARIS DEFENDE NOS AB OMNIBUS MALIS / HOC TIBI QUUM POSUIT VIRGO SANCTISSIMA TEMPLUM BISACIAE POPULUS COMUNI FUNDITUS AERE MD BIS SEPTEM ADDEBAT OLERIBUS UNCTUM 1515 PONTIFICANTE DOMINO GASPARE ET DOMINO NICOLAO DOMINANTE."                                                                                                    

            La Cattedrale è dedicata alla Natività della Vergine Maria e fu riconsacrata nel 1515 dopo la ricostruzione, ultimata l’anno precedente, ad opera del popolo di Bisaccia. Il "pontificante" e il "dominante" sono gli ultimi due vescovi di Bisaccia: Gaspare de Corbara (1498-1517) e Nicola Volpe (1517-1540).

            L'epigrafe murata nella facciata laterale destra menziona i vescovi De Cancellariis e Ignazio Ciantes:"RAINALDUS ET VALERIUS NEPOS AEQUITES TROJANI SIMUL EPISCOPI BISACIEN SIBI ET ECCLESIAE DIVERSORIUM POSUERE AN. D. MDXLIX / F.I.CIANTES E AD JURA ECCLESIAE SERVANDA TRANSTULIT A.D. MDCLVI". Rainaldo e Valerio de Cancellariis fecero costruire un ospizio ecclesiastico nel 1649, mentre Ignazio Ciantes lo ristrutturò nel 1661.

             La Cattedrale, nel 1799, subì gli assalti delle truppe giacobine e subì notevoli danni con il terremoto del 1851. Infatti, i successivi lavori di restauro, alterarono il progetto originale, creando, al posto della sala capitolare e della sacrestia, due grandi cappelle. Nel 1858, fu rifatto tutto il corredo degli altari. In sostituzione di quelli in stucco furono montati altari in marmi policromi, di stile neoclassico, di bottega napoletana.

Il terremoto del Vulture del 1930 e i bombardamenti tedeschi del settembre 1943, danneggiarono gravemente la Cattedrale.

            L'interno, a stile basilicale, è suddiviso in tre navate, senza transetto. Il presbiterio, delimitato da una balaustra in colonne di marmo, è dominato dall'altare maggiore e dalla Cattedra Episcopale che  è in legno, con lo stemma del Vescovo Giuseppe Fanelli (1854-1891).  L'abside accoglie il fiore all'occhiello della Cattedrale e un gioiello dell'arte scultorea locale: il coro ligneo intagliato di scuola bagnolese del 1622, mentre il pulpito ligneo, opera della medesima scuola, è del 1762.

            Nella navata sinistra sono visibili un antico crocifisso ligneo e la statua della Vergine Addolorata. La cappella che chiude questa navata accoglie l’altare del SS.mo Sacramento, sormontato da un tempietto rinascimentale che accoglie una statua lignea del Sacro Cuore di Gesù.Il tabernacolo seicentesco in marmi policromi con la porta in fine argento sbalzato.

            Nella navata destra vi è il Battistero: in pietra, del 1577, nel cui piedistallo è scolpito lo stemma del Vescovo Pietrantonio Vicedomini (1574-1580). Procedendo lungo la navata si possono ammirare le statue lignee, disposte nelle nicchie soprastanti gli altari di San Michele Arcangelo del 1873, S. Gaetano da Thiene, ottocentesca. La cappella si completa con l'altare in marmi policromi sormontato da un tempietto ligneo seicentesco che accoglie, nella sua ricca decorazione ad intaglio, una preziosa statua lignea coeva raffigurante la Vergine Maria di Costantinopoli

Ricerca a cura dell' Ufficio Beni Culturali

 

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Bibliografia utile 

 - A. Giuffrè, Restauro e sicurezza in zona sismica, la Cattedrale di S. Angelo dei Lombardi, in "Palladio", 1998

 - A. Giuffrè, Tecniche costruttive e tecniche di restauro nella Cattedrale di S. Angelo dei Lombardi, in "Palladio",  1998

 - C. De Martino, Alta Irpinia, ambienti e monumenti, Napoli 1974

 - G. Chiusano, Sant' Angelo dei Lombardi - la mia città, Avellino 1956

 - G. Chisano, Sant' Angelo dei Lombardi, la città del De Sanctis, Lioni 1983

 - Armando Venezia, La Cattedrale di Sant' Angelo dei Lombardi, Montella 2000

 - Gennaro Passaro, Bibliografia storica ragionata su Sant' Amato da Nusco, Nusco 1993

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- G. GARGANO, Ricerche storiche su Conza antica, Avellino 1934; V. ACOCELLA, Storia di Conza (II) - La contea dalla dominazione angioina al Vicereame, estratto da “Samnium” 1942, 1945, 1946, poi in volume, Napoli 1946;

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- E. RICCIARDI. La cattedrale di Conza ai tempi di monsignor Gaetano Caracciolo e la rinascita del culto di S. Erberto, in S. Erberto e la cattedrale di Conza, Conza della Campania 2005, pp. 49-74.

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