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Quarta giornata diocesana della scuola 2018

QUARTA GIORNATA DIOCESANA DELLA SCUOLA
sabato, 3 febbraio 2018
LIONI (AV) salone del convento francescano
ore 10,00/12,15
 
ore 10.00 Accoglienza e sosta riflessiva
solista e sottofondo musicale
ore 10.15 Introduzione
Antonio Tenore, direttore Ufficio Scuola Diocesano
Saluto dell’arcivescovo
don Pasquale Cascio
ore 10.40 TESTIMONIANZE DAL “MONDO DELLA SCUOLA”
genitori: “Attese formative delle famiglie”
alunni: “Responsabili e partecipi del proprio futuro”
Istituto di Istruzione Secondaria Superiore
“R. D’Aquino” – Montella (serale di Bagnoli Irpino)
Istituto di Istruzione Secondaria Superiore
“L. Vanvitelli” – Lioni (alberghiero)
docenti: “Esperienze educative in situazioni particolari”
Pina Roberto e Pasqualino Lapenna
dirigente scolastico: “Scuola e famiglia: alleanza educativa
e percorsi formativi per un benessere motivato, diffuso e
permanente”
intervento del prof. Gerardo Cipriano,
Dirigente Scolastico Istituto di Istruzione Secondaria Superiore
“F. De Sanctis” – Sant’Angelo dei Lombardi
ore 11.30 Risonanze in assemblea e saluto dei responsabili scuola della Conferenza Episcopale Campana
ore 12.00 Conclusioni operative e saluto finale
Antonio Tenore, direttore dell’Ufficio Scuola Diocesano
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Giornata per la vita consacrata

Carissimi,
siete invitati sabato 27 gennaio p.v. alle ore 9.00 presso il Santuario di San Gerardo in Materdomini, all’incontro della nostra Chiesa locale in occasione della Giornata per la vita consacrata.
In vista del Sinodo sui giovani, rifletteremo insieme, con l’aiuto di Padre Davide Perdonò, Superiore e Rettore del suddetto Santuario, sul rapporto tra il mondo giovanile e la vita consacrata.
I parroci, i religiosi e le religiose sono invitati ad informare e sensibilizzare le comunità per questo appuntamento annuale della nostra diocesi.
Vivremo momenti di preghiera, di ascolto della Parola, di meditazione e concluderemo con la convivialità del pranzo.
 
Programma della giornata:
 
ore 9.00: Accoglienza
 
ore 9.30: Ora media – meditazione del Vescovo
 
ore 10.00: “I giovani e la vita consacrata”
                  a cura di Padre Davide Perdonò C.S.S.R.
 
ore 10.45: Interventi sulla relazione
 
ore 11.15: Pausa caffè
 
ore 11.45-12.45: Adorazione Eucaristica
 
ore 13.00: Pranzo all’hotel Santuario
 
Nell’attesa di incontrarci per vivere una giornata di fraternità e di spiritualità, vi salto cordialmente.
                                                                      
                                                                                                                     + Pasquale Cascio
                                                                                                                             arcivescovo
 
Sant’Angelo dei Lombardi, 15 gennaio 2018
 
 
P.S. è opportuno confermare la presenza a pranzo entro giovedì 25 gennaio telefonando:
suor Cena cell. 331.8296242; fra Cyrille cell. 329.2430133; Padre Davide Perdonò cell. 333.2250487;
Antonio Di Paolo cell. 349.1250409.
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Preparazione al matrimonio 2018

Arcidiocesi di sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia
Centro per la Pastorale della Famiglia e della Vita
 
Cammino di fede di preparazione al matrimonio 2018
 
In allegato Zona di Conza-parrocchie di: Cairano, Sant’Andrea di Conza,Conza della Campania,Teora,Caposele,Materdomini,Calabritto,Quaglietta,Senerchia
 
In allegato Zona di Bisaccia-parrocchie di: Andretta, Aquilonia, Bisaccia (Natività di Maria), Bisaccia (Sacro Cuore di Gesù…),Calitri, Monteverde.
 
In allegato Zona di Nusco 1-parrocchie di: Bagnoli Irpino, Cassano, Castelfranci, Montella, Nusco.
 
In allegato Zona di Nusco2-parrocchie di: Castelvetere, Montemarano, Ponteromito, Volturara Irpina.
 
In allegato Zona di Sant’Angelo 1-parrocchie di: Guardia Lombardi-Lioni-Morra De Sanctis-Rocca S. Felice-S. Angelo dei Lombardi-Torella dei Lombardi.
 
In allegato Zona di Sant’Angelo 2-parrocchie di: Frigento-Gesualdo-Pila ai Piani-Sturno-Villamaina.
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Lettera alla famiglia 2017

Cara Famiglia,
non è una semplice e opportuna consuetudine rivolgermi a te, nella tua plurale composizione, in occasione della festa della Santa Famiglia di Nazareth, è soprattutto un desiderio forte e permanente di intessere relazioni con te e con i tuoi membri, è un bisogno del cuore, che vuole esprimere l’affetto di padre, fratello, amico e uomo, che mi lega a voi tutti. Sento mie tutte queste relazioni e cercherò di viverle ancora più intensamente nella lunga visita pastorale, già iniziata, e che avrà la durata di tre anni. Verrò in mezzo a voi come uomo, amico, fratello e padre: sono tutte relazioni che si intessono proprio all’interno della nostra famiglia.
Incomincio dalla dimensione umana, perché questa permette di costruire la verità della relazione e la solidarietà nella comprensione dei bisogni e delle fragilità dei fratelli. La dimensione fraterna ci fa sentire veramente a casa nelle nostre famiglie, nella famiglia della comunità cristiana e nella grande famiglia umana: la fraternità esprime appartenenza, legame, dipendenza e comunione.
Vengo come amico, perché sento sempre più forte l’affetto che mi lega a te, cara famiglia, e a tutti i tuoi membri nelle diverse situazioni. La famiglia è il primo luogo dell’amicizia per la carica affettiva, l’attenzione e la vicinanza che si donano, si ricevono, si apprendono e si portano all’esterno, colorando di amicizia le nuove relazioni. Queste ritornano come ricchezza all’interno della famiglia stessa, non devono porla in secondo piano e soprattutto non devono ferirla o distruggerla.
Sento forte il senso della paternità pastorale e spirituale nel servizio della generazione all’umanità e alla fede. Tutti sperimentiamo la paternità e la maternità come la fonte della nostra vita e come il bisogno di trasmetterla in tutta la sua ricchezza. L’annullamento di tale dimensione paterna cammina di pari passo con l’annullamento della percezione della paternità di Dio. Si intrecciano drammaticamente le paternità e le maternità surrogate o adulterate e le idolatrie, quali surrogati di Dio, Amore e Padre. Dio trasferisce all’uomo e alla donna, nel dono della vita, il bisogno e la capacità della generazione. La perdita di questo bisogno o l’incapacità spirituale e fisica sono presenti nella frustrazione dell’uomo contemporaneo. È una frustrazione che rischia di mutare l’identità stessa dell’uomo e della donna, creati ad immagine e somiglianza di Dio. Rivolgendoci alla Parola di Dio, proclamata nella festa della Santa Famiglia, sentiamo che questo è anche il dramma di Abramo, figura e modello dell’uomo credente. “Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava” (Eb 11, 8).
Carissima coppia, anche tu sei partita come Abramo, cercando di sincronizzare i tuoi passi nella fede che ti ha spinto a celebrare il Sacramento del Matrimonio. Esso ha tutta la forza e la verità della chiamata, ma è un dono di grazia da scoprire ciascuno per la propria parte nell’unità dello stesso progetto d’amore. La chiamata matrimoniale è risuonata attraverso le vostre due voci, che si sono ritrovate per fondersi nella stessa melodia suggerita ai due cuori dal Cuore di Dio.
C’è un duplice silenzio che spaventa: l’assenza della voce dell’amato e la mancanza del dono dei figli; esso è ricondotto al silenzio di Dio. “Soggiunse Abram: ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede” (Gen 15, 5). La risposta a questa paura si trova nella fedeltà di Dio alla sua alleanza, che diventa la roccia sicura su cui fondare l’alleanza nuziale: “Si è sempre ricordato della sua alleanza: parola data per mille generazioni” (Sal 105).
L’altro silenzio pauroso è l’assenza della voce dell’amato. Papa Francesco ricorda questo dramma coniugale nell’Amoris Laetitia: “L’idillio presentato dal Salmo 128 non nega una realtà amara che segna tutte le Sacre Scritture. È la presenza del dolore, del male, della violenza che lacerano la vita della famiglia e la sua intima comunione di vita e di amore” (A.L. n. 19). Tutti ricordano la bellezza della voce dell’amato, sentinella e segnale unico della gioia di stare insieme: “Una voce! L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline” (Ct 2, 8). Nel silenzio è necessario il ricorso alla fede nell’azione di Cristo nel Sacramento nuziale; è difficile ritrovare la forza della propria fedeltà, pertanto bisogna ricorrere alla roccia della fedeltà di Dio. Egli solo “è capace di far risorgere anche dai morti” (Eb 11, 19). Nel silenzio sepolcrale del rapporto coniugale, Dio Padre non pone la parola fine, ma invia ogni volta lo Spirito del Risorto per la risurrezione. Questo Spirito è per la coppia e per entrambi i membri. Egli suscita sentimenti, aiuta ad inventare iniziative, suggerisce parole antiche con un sapore nuovo, ridona vita a corpi traditi e consegnati alla morte.
La fede non serve solo per dare un’altra possibilità, ma per vivere nella possibilità di Dio: “Nulla è impossibile a Dio” (Lc 1, 37).
“Davanti ad ogni famiglia si presenta l’icona della Famiglia di Nazareth, con la sua quotidianità fatta di fatiche e persino di incubi … come Maria, sono esortate a vivere con coraggio e serenità le loro sfide familiari, tristi ed entusiasmanti, e a custodire e meditare nel cuore le meraviglie di Dio” (A.L. n. 30).
Cara famiglia, vera chiesa domestica per il Sacramento e per la verità dell’Amore, invito a fare tue queste parole della Preghiera per la Visita Pastorale: “Noi siamo Chiesa, tua sposa: concedici di parlare e pregare insieme con il tuo Spirito, perché, portando ogni giorno la croce della sequela, ripetiamo Abbà al Padre e a Te, nostro sposo Vieni! … Maria, madre e modello della Chiesa, rendici beati per la fede, intercedi per le famiglie e per il mondo salvato dal Figlio tuo Gesù”.
Il Salvatore, Frutto benedetto del seno di Maria, benedica e fecondi ogni famiglia nella gioia della vita.
                                                                      
                                                                                                                     + Pasquale Cascio
                                                                                                                             arcivescovo
  
                                                                                 Sant’Angelo dei Lombardi, 31 dicembre 2017
                                                                                Festa della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe
 
https://youtu.be/K8nI0-bDnuQ 
 
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Gocce di..serenita’ incontri presso l’ospedale Criscuoli

Caritas Diocesana_Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus_Associazione donatori di sangue “Fratres”
 
Gocce di..serenità
Incontri presso l’ospedale Criscuoli
 
7 edizione 2017/2018
 
Lunedì 18 dicembre 2017 ore 15.30
Armonie musicali con il maestro Gerardino Lardieri e…i suoi amici
 
Mercoledì 20 dicembre 2017 ore 15.30
Tombolata di Natale con i volontari caritas diocesana
 
Mercoledì 27 dicembre 2017 ore 15.30
Spettacolo di Clownterapia con il gruppo “Calzini spaiati”
 
Venerdì 5 gennaio 2018 ore 15.30
Laboratorio di musicoterapia con il musicoterapista Pasqualino Caruso
 
Durante le feste natalizie l’Associazione donatori di sangue “Fratres” visiterà gli ammalati con un segno di vicinanza e solidarietà fraterna
 
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Spiritualita’Coniugale 2017_2018

Arcidiocesi di S. Angelo dei Lombardi – Conza- Nusco – Bisaccia
Centro per la Pastorale della Famiglia e della Vita
 
Alle famiglie dell’Arcidiocesi
All’equipe diocesana di Pastorale Battesimale
e, p.c.: S.Ecc.za Mons. Pasquale Cascio
Rev.di Parroci
 
 
Carissime coppie,
“Davanti alle famiglie e in mezzo ad esse deve sempre nuovamente risuonare il primo annuncio, ciò che è «più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario»[50], e «deve occupare il centro dell’attività evangelizzatrice».[51] È l’annuncio principale, «quello che si deve sempre tornare ad ascoltare in modi diversi e che si deve sempre tornare ad annunciare durante la catechesi in una forma o nell’altra».[52] Perché «non c’è nulla di più solido, di più profondo, di più sicuro, di più consistente e di più saggio di tale annuncio» e «tutta la formazione cristiana è prima di tutto l’approfondimento del kerygma»”.
Prendendo spunto da questo passaggio di papa Francesco al nr. 58 dell’Esortazione Apostolica “Amoris laetitia”, anche quest’anno abbiamo pensato, insieme all’Arcivescovo mons. Pasquale Cascio, di vivere alcuni momenti a livello diocesano di spiritualità coniugale, in 3 appuntamenti, in Avvento, in Quaresima e l’ultimo in ottobre, per poter incontrare anche le coppie di sposi novelli con cui vivere un momento di incontro e di condivisione.
Per quanto possibile, verrà garantita anche l’animazione per i vostri figli.
Queste le date degli incontri, che si terranno presso l’Abbazia del Goleto alle ore 19.00 sempre di domenica:
 
3 dicembre 2017
4 marzo 2018
28 ottobre 2018
 
Sperando nella vostra presenza e in attesa di incontrarci, restiamo uniti nella preghiera reciproca e vi abbracciamo.
 
Sant’Angelo dei Lombardi, 21/11/2017,
festa della presentazione della B.V. Maria
 
Salvatore e Angela Vena
Don Dino Violante Romano
Ufficio Catechistico
 
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Scuola di formazione teologica 2017/2018

Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia
Ufficio Catechistico
 
SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA 2017/2018
 
zona est
(Zone di Conza e Bisaccia e Parrocchia di Lioni)
Conza della Campania 
Oratorio parrocchiale
lunedì 18 dicembre 2017 – ore 19.00
lunedì 5 marzo 2018 – ore 19.00
lunedì 14 maggio 2018 – ore 19.00
 
ona ovest
(Zone di Sant’Angelo e Nusco esclusa Parrocchia di Lioni)
Abbazia del Goleto
martedì 19 dicembre 2017 – ore 19.00
martedì 6 marzo 2018 – ore 19.00
martedì 15 maggio 2018 – ore 19.00
 
incontri di formazione a cura di don Enzo Granese
 
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I Giornata Mondiale dei Poveri_19 novembre 2017

http://www.pcpne.va/

Messaggio del Santo Padre

I Giornata Mondiale dei Poveri

Domenica XXXIII del Tempo Ordinario

19 novembre 2017

 

Non amiamo a parole ma con i fatti

1. «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18). Queste parole dell’apostolo Giovanni esprimono un imperativo da cui nessun cristiano può prescindere. La serietà con cui il “discepolo amato” trasmette fino ai nostri giorni il comando di Gesù è resa ancora più accentuata per l’opposizione che rileva tra le parole vuote che spesso sono sulla nostra bocca e i fatti concreti con i quali siamo invece chiamati a misurarci. L’amore non ammette alibi: chi intende amare come Gesù ha amato, deve fare proprio il suo esempio; soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri. Il modo di amare del Figlio di Dio, d’altronde, è ben conosciuto, e Giovanni lo ricorda a chiare lettere. Esso si fonda su due colonne portanti: Dio ha amato per primo (cfr 1 Gv 4,10.19); e ha amato dando tutto sé stesso, anche la propria vita (cfr 1 Gv 3,16).

Un tale amore non può rimanere senza risposta. Pur essendo donato in maniera unilaterale, senza richiedere cioè nulla in cambio, esso tuttavia accende talmente il cuore che chiunque si sente portato a ricambiarlo nonostante i propri limiti e peccati. E questo è possibile se la grazia di Dio, la sua carità misericordiosa viene accolta, per quanto possibile, nel nostro cuore, così da muovere la nostra volontà e anche i nostri affetti all’amore per Dio stesso e per il prossimo. In tal modo la misericordia che sgorga, per così dire, dal cuore della Trinità può arrivare a mettere in movimento la nostra vita e generare compassione e opere di misericordia per i fratelli e le sorelle che si trovano in necessità.

2. «Questo povero grida e il Signore lo ascolta» (Sal 34,7). Da sempre la Chiesa ha compreso l’importanza di un tale grido. Possediamo una grande testimonianza fin dalle prime pagine degli Atti degli Apostoli, là dove Pietro chiede di scegliere sette uomini «pieni di Spirito e di sapienza» (6,3) perché assumessero il servizio dell’assistenza ai poveri. È certamente questo uno dei primi segni con i quali la comunità cristiana si presentò sulla scena del mondo: il servizio ai più poveri. Tutto ciò le era possibile perché aveva compreso che la vita dei discepoli di Gesù doveva esprimersi in una fraternità e solidarietà tali, da corrispondere all’insegnamento principale del Maestro che aveva proclamato i poveri beati ed eredi del Regno dei cieli (cfr Mt 5,3).

«Vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno» (At 2,45). Questa espressione mostra con evidenza la viva preoccupazione dei primi cristiani. L’evangelista Luca, l’autore sacro che più di ogni altro ha dato spazio alla misericordia, non fa nessuna retorica quando descrive la prassi di condivisione della prima comunità. Al contrario, raccontandola intende parlare ai credenti di ogni generazione, e quindi anche a noi, per sostenerci nella testimonianza e provocare la nostra azione a favore dei più bisognosi. Lo stesso insegnamento viene dato con altrettanta convinzione dall’apostolo Giacomo, che, nella sua Lettera, usa espressioni forti ed incisive: «Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano? Voi invece avete disonorato il povero! Non sono forse i ricchi che vi opprimono e vi trascinano davanti ai tribunali? […] A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta» (2,5-6.14-17).

3. Ci sono stati momenti, tuttavia, in cui i cristiani non hanno ascoltato fino in fondo questo appello, lasciandosi contagiare dalla mentalità mondana. Ma lo Spirito Santo non ha mancato di richiamarli a tenere fisso lo sguardo sull’essenziale. Ha fatto sorgere, infatti, uomini e donne che in diversi modi hanno offerto la loro vita a servizio dei poveri. Quante pagine di storia, in questi duemila anni, sono state scritte da cristiani che, in tutta semplicità e umiltà, e con la generosa fantasia della carità, hanno servito i loro fratelli più poveri!

Tra tutti spicca l’esempio di Francesco d’Assisi, che è stato seguito da numerosi altri uomini e donne santi nel corso dei secoli. Egli non si accontentò di abbracciare e dare l’elemosina ai lebbrosi, ma decise di andare a Gubbio per stare insieme con loro. Lui stesso vide in questo incontro la svolta della sua conversione: «Quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo» (Test 1-3: FF 110). Questa testimonianza manifesta la forza trasformatrice della carità e lo stile di vita dei cristiani.

Non pensiamo ai poveri solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare  una volta alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze, pur valide e utili a sensibilizzare alle necessità di tanti fratelli e alle ingiustizie che spesso ne sono causa, dovrebbero introdurre ad un vero incontro con i poveri e dare luogo ad una condivisione che diventi stile di vita. Infatti, la preghiera, il cammino del discepolato e la conversione trovano nella carità che si fa condivisione la verifica della loro autenticità evangelica. E da questo modo di vivere derivano gioia e serenità d’animo, perché si tocca con mano la carne di Cristo. Se vogliamo incontrare realmente Cristo, è necessario che ne tocchiamo il corpo in quello piagato dei poveri, come riscontro della comunione sacramentale ricevuta nell’Eucaristia. Il Corpo di Cristo, spezzato nella sacra liturgia, si lascia ritrovare dalla carità condivisa nei volti e nelle persone dei fratelli e delle sorelle più deboli. Sempre attuali risuonano le parole del santo vescovo Crisostomo: «Se volete onorare il corpo di Cristo, non disdegnatelo quando è nudo; non onorate il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascurate quest’altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità» (Hom. in Matthaeum, 50, 3: PG 58).

Siamo chiamati, pertanto, a tendere la mano ai poveri, a incontrarli, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine. La loro mano tesa verso di noi è anche un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità, e a riconoscere il valore che la povertà in sé stessa costituisce.

4. Non dimentichiamo che per i discepoli di Cristo la povertà è anzitutto una vocazione a seguire Gesù povero. È un cammino dietro a Lui e con Lui, un cammino che conduce alla beatitudine del Regno dei cieli (cfr Mt 5,3; Lc 6,20). Povertà significa un cuore umile che sa accogliere la propria condizione di creatura limitata e peccatrice per superare la tentazione di onnipotenza, che illude di essere immortali. La povertà è un atteggiamento del cuore che impedisce di pensare al denaro, alla carriera, al lusso come obiettivo di vita e condizione per la felicità. E’ la povertà, piuttosto, che crea le condizioni per assumere liberamente le responsabilità personali e sociali, nonostante i propri limiti, confidando nella vicinanza di Dio e sostenuti dalla sua grazia. La povertà, così intesa, è il metro che permette di valutare l’uso corretto dei beni materiali, e anche di vivere in modo non egoistico e possessivo i legami e gli affetti (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 25-45).

Facciamo nostro, pertanto, l’esempio di san Francesco, testimone della genuina povertà. Egli, proprio perché teneva fissi gli occhi su Cristo, seppe riconoscerlo e servirlo nei poveri. Se, pertanto, desideriamo offrire il nostro contributo efficace per il cambiamento della storia, generando vero sviluppo, è necessario che ascoltiamo il grido dei poveri e ci impegniamo a sollevarli dalla loro condizione di emarginazione. Nello stesso tempo, ai poveri che vivono nelle nostre città e nelle nostre comunità ricordo di non perdere il senso della povertà evangelica che portano impresso nella loro vita.

5. Conosciamo la grande difficoltà che emerge nel mondo contemporaneo di poter identificare in maniera chiara la povertà. Eppure, essa ci interpella ogni giorno con i suoi mille volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione della libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dall’emergenza sanitaria e dalla mancanza di lavoro, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla miseria, dalla migrazione forzata. La povertà ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro. Quale elenco impietoso e mai completo si è costretti a comporre dinanzi alla povertà frutto dell’ingiustizia sociale, della miseria morale, dell’avidità di pochi e dell’indifferenza generalizzata!

Ai nostri giorni, purtroppo, mentre emerge sempre più la ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati, e spesso si accompagna all’illegalità e allo sfruttamento offensivo della dignità umana, fa scandalo l’estendersi della povertà a grandi settori della società in tutto il mondo. Dinanzi a questo scenario, non si può restare inerti e tanto meno rassegnati. Alla povertà che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; alla povertà che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; alla povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce; a tutto questo occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società.

Tutti questi poveri – come amava dire il Beato Paolo VI – appartengono alla Chiesa per «diritto evangelico» (Discorso di apertura della II sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II, 29 settembre 1963) e obbligano all’opzione fondamentale per loro. Benedette, pertanto, le mani che si aprono ad accogliere i poveri e a soccorrerli: sono mani che portano speranza. Benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità. Benedette le mani che si aprono senza chiedere nulla in cambio, senza “se”, senza “però” e senza “forse”: sono mani che fanno scendere sui fratelli la benedizione di Dio.

6. Al termine del Giubileo della Misericordia ho voluto offrire alla Chiesa la Giornata Mondiale dei Poveri, perché in tutto il mondo le comunità cristiane diventino sempre più e meglio segno concreto della carità di Cristo per gli ultimi e i più bisognosi. Alle altre Giornate mondiali istituite dai miei Predecessori, che sono ormai una tradizione nella vita delle nostre comunità, desidero che si aggiunga questa, che apporta al loro insieme un elemento di completamento squisitamente evangelico, cioè la predilezione di Gesù per i poveri.

Invito la Chiesa intera e gli uomini e le donne di buona volontà a tenere fisso lo sguardo, in questo giorno, su quanti tendono le loro mani gridando aiuto e chiedendo la nostra solidarietà. Sono nostri fratelli e sorelle, creati e amati dall’unico Padre celeste. Questa Giornata intende stimolare in primo luogo i credenti perché reagiscano alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro. Al tempo stesso l’invito è rivolto a tutti, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, perché si aprano alla condivisione con i poveri in ogni forma di solidarietà, come segno concreto di fratellanza. Dio ha creato il cielo e la terra per tutti; sono gli uomini, purtroppo, che hanno innalzato confini, mura e recinti, tradendo il dono originario destinato all’umanità senza alcuna esclusione.

7. Desidero che le comunità cristiane, nella settimana precedente la Giornata Mondiale dei Poveri, che quest’anno sarà il 19 novembre, XXXIII domenica del Tempo Ordinario, si impegnino a creare tanti momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto. Potranno poi invitare i poveri e i volontari a partecipare insieme all’Eucaristia di questa domenica, in modo tale che risulti ancora più autentica la celebrazione della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo, la domenica successiva. La regalità di Cristo, infatti, emerge in tutto il suo significato proprio sul Golgota, quando l’Innocente inchiodato sulla croce, povero, nudo e privo di tutto, incarna e rivela la pienezza dell’amore di Dio. Il suo abbandonarsi totalmente al Padre, mentre esprime la sua povertà totale, rende evidente la potenza di questo Amore, che lo risuscita a vita nuova nel giorno di Pasqua.

In questa domenica, se nel nostro quartiere vivono dei poveri che cercano protezione e aiuto, avviciniamoci a loro: sarà un momento propizio per incontrare il Dio che cerchiamo. Secondo l’insegnamento delle Scritture (cfr Gen 18,3-5; Eb 13,2), accogliamoli come ospiti privilegiati alla nostra mensa; potranno essere dei maestri che ci aiutano a vivere la fede in maniera più coerente. Con la loro fiducia e disponibilità ad accettare aiuto, ci mostrano in modo sobrio, e spesso gioioso, quanto sia decisivo vivere dell’essenziale e abbandonarci alla provvidenza del Padre.

8. A fondamento delle tante iniziative concrete che si potranno realizzare in questa Giornata ci sia sempre la preghiera. Non dimentichiamo che il Padre nostro è la preghiera dei poveri. La richiesta del pane, infatti, esprime l’affidamento a Dio per i bisogni primari della nostra vita. Quanto Gesù ci ha insegnato con questa preghiera esprime e raccoglie il grido di chi soffre per la precarietà dell’esistenza e per la mancanza del necessario. Ai discepoli che chiedevano a Gesù di insegnare loro a pregare, Egli ha risposto con le parole dei poveri che si rivolgono all’unico Padre in cui tutti si riconoscono come fratelli. Il Padre nostro è una preghiera che si esprime al plurale: il pane che si chiede è “nostro”, e ciò comporta condivisione, partecipazione e responsabilità comune. In questa preghiera tutti riconosciamo l’esigenza di superare ogni forma di egoismo per accedere alla gioia dell’accoglienza reciproca.

9. Chiedo ai confratelli vescovi, ai sacerdoti, ai diaconi – che per vocazione hanno la missione del sostegno ai poveri –, alle persone consacrate, alle associazioni, ai movimenti e al vasto mondo del volontariato di impegnarsi perché con questa Giornata Mondiale dei Poveri si instauri una tradizione che sia contributo concreto all’evangelizzazione nel mondo contemporaneo.

Questa nuova Giornata Mondiale, pertanto, diventi un richiamo forte alla nostra coscienza credente affinché siamo sempre più convinti che condividere con i poveri ci permette di comprendere il Vangelo nella sua verità più profonda. I poveri non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo.

Dal Vaticano, 13 giugno 2017

Memoria di Sant’Antonio di Padova

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