Lettera alla famiglia 2025
“La pace di Cristo regni nei vostri cuori” (Col 3, 15)
Cara famiglia,
mi rivolgo ancora con gioia a te con la parola che lega la notte di Natale alla sera di Pasqua “Pace sulla terra” (Lc 2, 14) e “Pace a voi” (Gv 21, 19). La Parola di Dio, proclamata nella festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, nella lettera ai Colossesi (3, 15) ci rassicura: “la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie”. Rendiamo insieme grazie nell’essere famiglia unita nell’amore e nel rispetto reciproco, nell’essere famiglia come Chiesa di Cristo, membra vive del suo corpo, nel sentire l’appartenenza viva e responsabile alla grande famiglia umana. Ascoltando la Parola di Dio scopriamo che la pace è dono di Cristo e chiede di regnare nel nostro cuore come vocazione alla “comunione e all’unità … in un solo corpo”. È il “solo corpo” che si realizza nella coppia unita dall’amore sponsale e coniugale, che si sperimenta nelle relazioni all’interno della famiglia: l’onore è il rispetto per i genitori (cfr. Sir 3, 12), la reciprocità originale è propria tra marito e moglie, l’opera educatrice incoraggiante dei genitori verso i figli (cfr. Col 3, 21). Le relazioni familiari sono la prima testimonianza della Parola di Dio che dimora tra noi nella sua ricchezza fino a rivestirci degli stessi sentimenti “di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità” che sono di Cristo e di ogni suo discepolo. La condizione di “discepolo obbediente”, come San Giuseppe, ci tiene svegli nella missione affidataci nei confronti dei membri della famiglia domestica, ecclesiale e umana. L’angelo appare a Giuseppe nel sogno: bisogna svegliarsi e prendersi cura di quelli che il Signore ci ha affidato, essi sono il prossimo nelle declinazioni originali di ogni persona e delle differenti situazioni di vita. Quando ci si mette all’opera per gli altri è sempre ancora notte: “Egli si alzò nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto” (Mt 2, 14). La salvezza si compie durante la notte e si rivela in pieno giorno, quando il pericolo è fugato nella vittoria. La cura delle persone prossime, fatta per amore, esige prontezza, disponibilità, coraggio e fiducia incondizionata in Colui che ci chiama nel sogno e nel buio. La pace si costruisce con le relazioni pacificate a partire “dal basso” nel senso del cuore umile e personale, per resistere e condizionare con forza evangelica chi “dall’alto” di un potere ingiusto toglie la pace e non la favorisce. Essa non si impone con la forza ma si dona con umiltà per essere accolta nell’umiltà. Questa virtù è terreno impastato dalla rugiada del perdono e della misericordia: l’umiltà è feconda per la capacità di perdonare, “sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro” (Col 3, 13).
Concludiamo l’anno del giubileo della speranza confidando nell’efficacia di questa parola e sapendo che essa è già vissuta tra tanti che salvati partecipano all’opera della salvezza, perdonati accolgono e costruiscono il dono della pace nell’offerta del perdono: offerte vobis pacem – scambiatevi il dono della pace.
Cara famiglia, sacramento dell’amore, gioisci nel viverlo e nel diffonderlo: “ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità che le unisce in modo perfetto” (Col 3, 14). La carità unisce i sentimenti che costruiscono le relazioni e tiene salda l’umanità, ancorandola alla speranza che non delude.
+ Pasquale Cascio
Arcivescovo