Archivi della categoria: in Evidenza

Al popolo Santo di Dio

Messaggio per il Santo Natale 2020

di S.E. Mons. Pasquale Cascio

Al popolo Santo di Dio

 

Messaggio per il Santo Natale 2020

 

«Nell’ombra del presepe,

giace povero ed umile

il Creatore del mondo.

Sorge una nuova luce

nella notte del mondo:

adoriamo Gesù, il Signore»

(Inno dalla Liturgia delle ore)

 

Carissimi,

entriamo nel mistero del Natale, condotti per mano dalla liturgia, dalla preghiera personale, dalla vita comunitaria e dagli eventi, che ci coinvolgono in una situazione nuova, preoccupante, impegnativa e carica di attesa e di speranza.

Il mistero ha per sua natura una dimensione di svelamento e un’altra di velamento: noi accogliamo la grazia, donata e ridonata in Gesù Cristo, il Verbo fatto carne; pertanto viviamo l’attesa come il presepe, intendendo sia la mangiatoia che accoglie il Bambino, sia l’ambiente che la circonda con i suoi personaggi, a partire da Maria e Giuseppe, per coinvolgere l’umanità nel suo vissuto quotidiano, pesante, esaltante e in perenne attesa. Questo presepe è nell’ombra, creata dalla luce che sta per arrivare ed incontra gli ultimi ostacoli: è l’umanità pronta ad accogliere il Salvatore, è la Chiesa, che adora il suo Signore. L’ombra del presepe ha al centro il Creatore del mondo, che giace povero ed umile: la Chiesa è chiamata a testimoniare questa presenza certa nell’ombra del tempo presente e delle vicende paurose vissute con i sofferenti e i tribolati. D’altra parte la luce, irradiandosi dal presepe, fuga la notte del mondo: «La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta» (Gv 1, 5).

Così noi siamo il popolo che cammina nella luce e riflette sulle oscurità del male la luce che illumina, consola, guarisce e salva: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2, 10-11).

Mettiamoci in cammino, avvolti nella luce della speranza, per cercare il segno da riconoscere, accogliere, adorare e servire: sicuramente non è lontano da noi, è presente nell’azione liturgica, è presente ed è nascosto nelle persone che hanno bisogno del nostro amore. Gli occhi dei pastori sono illuminati ed aperti dal segno nella mangiatoia, i nostri occhi siano aperti da quanti, vicino a noi, giacciono nell’ombra dell’attesa di una luce di affetto, di tenerezza, di carità e di speranza.

 

Nelle difficoltà del tempo presente, rendiamo sempre più forte il vincolo tra il Mistero sperimentato nella liturgia e il Mistero scoperto e servito nell’esistenza quotidiana: i protagonisti sono sempre Dio che si fa carne e l’uomo che ritrova la sua dignità.

Con questo spirito viviamo le celebrazioni natalizie nelle restrizioni, che non opprimono, ma sono canali obbligati per collegare realmente il Mistero celebrato e il Mistero vissuto: la liturgia non è cerimonia, ma neanche è rifugio dell’anima.

Ogni comunità parrocchiale organizzi le celebrazioni per permettere la partecipazione in serenità e sicurezza, tenendo presente questo legame con il vissuto, che è anche appello alla carità e alla solidarietà, perché tutti nell’ombra vedano la luce di Betlemme.

Le celebrazioni natalizie sono suddivise dalla liturgia in quattro momenti: Messa Vespertina della Vigilia, Messa della Notte, Messa dell’Aurora e Messa del Giorno. Per la Messa Vespertina della Vigilia, restringiamo lo spazio temporale dalle 17.00 alle 18.30; poi, seguendo l’esempio del Santo Padre, Papa Francesco, la Messa della Notte può essere celebrata a partire dalle ore 19.00, tenendo presente la restrizione del coprifuoco dalle ore 22.00, si tenga conto delle distanze dalla chiesa parrocchiale e del ritorno agevole alle proprie case. Le altre due celebrazioni rimangono negli orari propri, considerando, dove fosse veramente necessario, l’opportunità di aggiungere un’ulteriore celebrazione nel giorno di Natale.

Le comunità parrocchiali con i propri parroci si sentano responsabili di questa testimonianza di fede e della correttezza nei confronti delle norme stabilite e concordate tra le CEI e il Governo italiano.

Non ci potranno essere deroghe o eccezioni in nome di eventuali esigenze pastorali; infatti la pastoralità è anche saper guidare il gregge nei territori impervi e nelle avverse condizioni atmosferiche in cui si può trovare, affrontando le difficoltà senza fughe. Quando la Chiesa sa vivere con gli uomini i tempi e gli eventi, diventa chiaramente segno di Cristo e, in Lui, strumento di salvezza.

In questa modalità di sicurezza e di vicinanza, viviamo anche la domenica della Santa Famiglia (27 dicembre), il Te Deum di ringraziamento la sera del 31 dicembre, la Solennità di Maria Madre di Dio (1° gennaio 2021) e l’Epifania del Signore (6 gennaio).

Procediamo con Maria nel percorso di Avvento, accogliamo con Lei il Signore che viene di nuovo a consolare, liberare e salvare il suo popolo nella pace: «il Signore vi benedica e vi custodisca, faccia risplendere per voi il suo volto e vi faccia grazia, rivolga a voi il suo volto e vi conceda la sua pace» (Nm 6, 24-26).

 

Sant’Angelo dei Lombardi, 8 dicembre 2020

 

+ Pasquale Cascio

   Arcivescovo   

condividi su

Comunicato stampa_forum degli amministratori

Aree interne, verso il Forum degli amministratori e degli operatori socio-politici

Comunicato stampa

Aree interne, verso il Forum degli amministratori e degli operatori socio-politici

Rispettando i tempi e i luoghi imposti dalla pandemia, e in previsione del Forum 2021 degli amministratori e degli operatori socio-politici delle aree interne (appuntamento che è previsto per la prossima Primavera-Estate), è stata programmata una serie di tre webinar che consentiranno il confronto con esponenti del Governo e con alcuni dei dirigenti chiamati a guidare settori strategici per la rinascita delle fasce territoriali più deboli del Paese. L’obiettivo di questo percorso preliminare al Forum in presenza è costruire una piattaforma dove trasferire idee e proposte capaci nel concreto di testimoniare la logica del “camminare insieme”.

Il programma

La prima tappa del meeting online (20 gennaio, ore 10.30-12.30) avrà per tema: Il Sud ci riprova (Atti governativi, analisi economica e la spinta dei giovani). Protagonisti saranno il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano; il direttore di Svimez Luca Bianchi; Gabriele Uva (studente del CdA dell’Università del Sannio).

La seconda tappa (15 febbraio, ore 10.30-12.30) avrà per tema: Restare, la sfida (Consapevolezza, risorse e potenzialità). Protagonisti: il coordinatore del Comitato tecnico nazionale per le aree interne Francesco Monaco; il responsabile nazionale di “Resto al Sud” Vincenzo Durante; il presidente dei giovani industriali dell’Irpinia Stefano Scauzillo.

La terza tappa (10 marzo, ore 10.30-12.30) avrà come tema: Una visione condivisa (Esperienze e progetti di unità territoriali). Protagonisti: il presidente dell’Associazione Comuni della Campania Carlo Marino; l’economista e presidente della Società italiana scienziati del turismo Fabrizio Antolini; la presidente dell’Unione dei Comuni Terre dell’Ufita Stefania Di Cicilia. 

La partecipazione

L’adesione ai webinar è una premessa importante per condividere con lo spirito giusto il percorso successivo. Agli incontri potranno partecipare sindaci e consiglieri regionali e comunali (in particolare i giovani), animatori di comunità e operatori sociali e politici. Saranno avviate anche modalità di unione responsabile allo scopo di ridurre le distanze, uscire dalla endemica condizione di marginalità e arrestare l’emorragia di uomini e donne di cui soffrono i borghi dell’entroterra.

Per iscriversi ai webinar di gennaio, febbraio e marzo, basta consultare il sito del Forum (www.faare.org) sul quale prenderà forma il progetto di dialogo e coesione stimolato dai vescovi, ma che riguarderà gli amministratori più sensibili e i portatori di istanze sincere di rinnovamento.

Lo scenario

L’idea di un Forum per le aree interne, come noto, nasce nel 2019 a seguito della lettera-denuncia Mezzanotte del Mezzogiorno? che i vescovi della Metropolia Beneventana inviarono ai sindaci, ai responsabili delle istituzioni e a tutti i territori per sollecitare una nuova e decisiva fase per il riscatto delle aree interne e per  disegnare uno scenario di unità, di consapevolezza e di nuova progettualità.

Alla discesa in campo dei rappresentanti delle Chiese locali e di numerosi amministratori sono seguiti gli incontri istituzionali dei vescovi con il Presidente della Repubblica Mattarella e il Premier Conte. In previsione del Forum 2021 è poi arrivato un nuovo appello dei presuli (la lettera intitolata Il ramo di mandorlo) per plasmare le ragioni per una mobilitazione armonica ed efficace in funzione di un ribaltamento di visione politica e culturale, contro la salvaguardia d’interessi particolari e per un progetto strategico di lunga gittata che miri a privilegiare l’interesse comune. 

Questa serie di iniziative, nate in Campania e ora estese ad altri territori e diocesi di regioni appartenenti alla dorsale appenninica e oltre (Molise, Abruzzo, Lazio, Marche, Toscana, Emilia e Veneto), avrà una sua forma organica e strutturata nel Forum permanente delle aree interne.

30 dicembre 2020

condividi su

Appello alla responsabilità di S.E. Mons. Pasquale Cascio

Ai parroci alle comunità religiose a tutti i fedeli laici

Appello alla responsabilità

Ai parroci
alle comunità religiose
a tutti i fedeli laici

Considerando l’incalzare dell’epidemia anche nelle nostre comunità, per continuare a celebrare in serenità l’Eucaristia con il popolo, invito caldamente a ottemperare a tutte le norme già stabilite per la Celebrazione Eucaristica, dall’ingresso in chiesa fino all’uscita senza creare assembramento.

In particolare, siano presenti e utilizzabili i prodotti igienizzanti, l’uso obbligatorio della mascherina per tutti e il distanziamento. Ricordo e ammonisco i sacerdoti a dare la Comunione Eucaristica solo sulle mani, richiedendo a tutti questa forma, senza eccezioni di tipo spiritualistico.

L’attenzione e il rispetto delle norme rientrano nella responsabilità morale delle nostre azioni e sono anche piccoli atti di carità fraterna.

Su tutti la benedizione del Signore, sorgente di vita e di speranza.

 

Sant’Angelo dei Lombardi, 27 ottobre 2020

+ Pasquale Cascio

Arcivescovo

condividi su

Quella ferita di quarant’anni fa

di S.E. Mons. Pasquale Cascio

Quella ferita di quarant’anni fa
Nel quarantennale del sisma del 23 novembre 1980, si accende in modo particolare la memoria collettiva, che è, in questo caso, più del solito, la memoria del popolo che ha continuato ad abitare con coraggio questi territori. La Chiesa è il popolo di Dio, per cui fa memoria con la sua gente, sicura che questa memoria è abitata dal Signore risorto. Il ricordo innanzitutto riaccende i sentimenti, mai spenti sotto la brace della storia che continua; si rivive il dolore per quanti persero la vita in quel tragico evento, si associa la paura alle paure, susseguenti negli anni, fino a quella che stiamo vivendo in questa emergenza del Covid-19.
La memoria del sisma è ormai storia, non si può affrontare con la polemica della cronaca, bisogna mettersi alla scuola della storia, magistra vitae. Cosa possiamo imparare? Suggerisco alcuni spunti per “unità didattiche” da sviluppare. Innanzitutto la storia ci insegna l’imprevedibilità delle forze della natura e delle malattie, noi possiamo affrontare, controllare, risolvere ma non prevedere in maniera certa il come, il quando, il dove. Perciò la società civile e la comunità ecclesiale devono essere pronte con energie, progetti e fondi economici di riserva: il 23 novembre segnò la nascita della Protezione Civile e riconfigurò la stessa struttura di Caritas italiana. Poi insegna la solidarietà nel momento della prova e nei tentativi di rinascita: questo è stato sperimentato a tutti i livelli e in tutte le direzioni durante il sisma e negli anni seguenti. Infine è necessario un coordinamento tra lo Stato centrale e i territori: lo Stato ci ha aiutato tanto, ma ognuno ha preso senza confrontarsi e senza progettare insieme una società in continuità con la sua storia, che non fosse abbagliata dalla profusione di denaro e di fondi pubblici.
I quarant’anni ci allontanano dall’evento e tante scelte ecclesiali, civili e politiche sono state fatte in questi anni; ci sentivamo minacciati dalla desertificazione, ora nell’isolamento forzato immaginiamo come progettare questi luoghi in oasi abitative, accoglienti per chi è già residente e desiderabili da chi vorrebbe ritornare o iniziare una nuova esperienza sociale.
La Chiesa è impegnata in prima linea non solo per accompagnare, ma anche per coinvolgersi, a partire dalle sue strutture, dai cristiani impegnati in politica, nelle amministrazioni e nell’imprenditoria, dando il suo apporto più specifico di cultura storicamente trasmessa, di speranza connaturale al suo essere e di solidarietà e carità, come unica legge che la contraddistingue.
La Chiesa semina speranza per sua natura in quanto testimone del Risorto. Seguendo l’immagine di Peguy, come la speranza porta per mano la fede e la carità, così è necessario, in questa realtà aggredita, camminare uniti, mano nella mano: essa non muore finché c’è una mano amica. La Chiesa deve offrire non solo gesti di speranza, ma presentarsi sul territorio come la comunità della speranza, capace sempre di infonderla, non per virtù propria ma per l’energia e la ricchezza del suo Capo: Gesù Cristo.
Sant’Angelo dei Lombardi, 23 novembre 2020
+ Pasquale Cascio
Arcivescovo
condividi su

Carissimi Confratelli, vi comunico quanto segue:

nota dell'Arcivescovo

Carissimi Confratelli,

vi comunico quanto segue: l’ultimo decreto governativo che porta la Campania nella zona rossa ha dei risvolti di restrizione nella vita sociale e civile. In questo provvedimento le celebrazioni liturgiche non sono chiamate direttamente in causa, ma, considerate le restrizioni negli spostamenti all’interno del Comune, il fedele, su richiesta dell’ Autorità di Ordine Pubblico, deve presentare autocertificazione per lo spostamento dall’ abitazione al luogo di culto. Sicuramente questa norma creerà un certo disagio, pertanto siamo chiamati a collaborare, anche in questo modo, alla lotta contro la diffusione del virus ( vi allego un modulo da poter far usare ai fedeli )…
In questa nuova condizione anche le celebrazioni esequiali, pur rimanendo invariate, subiranno in qualche modo un restringimento nella partecipazione dei fedeli. In caso di morte accertata per covid non si possono celebrare i funerali in Chiesa. È possibile la benedizione della tomba a tumulazione avvenuta con la presenza dei soli familiari…
Infine si comprende come è difficile qualsiasi programmazione di catechesi in presenza. Nell’eventuale partecipazione dei ragazzi alla messa domenicale, l’omelia tenga conto del risvolto formativo; chi può crei dei contatti mediatici per tenere vivo il rapporto dei ragazzi, giovani e famiglie con la Comunità Parrocchiale. Sul sito diocesano dell’Ufficio Catechistico si può trovare del materiale per i Catechisti.
Raccomando di essere scrupolosi nell’osservanza delle norme!

Cooperiamo fattivamente e con il buon esempio in questa lotta per la salute e il bene dei nostri fratelli.

Il Signore vi benedica! + Pasquale, arcivescovo

condividi su

Lettera agli Amministratori

Il ramo di mandorlo

Il ramo di mandorlo

Lettera agli Amministratori

 

 

«Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Cosa vedi, Geremia?”. Risposi: “Vedo un ramo di mandorlo”. Il Signore soggiunse: “Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla”» (Ger 1,11-12). Il testo biblico presenta qui «un gioco intraducibile di parole tra mandorlo, shaqed, e io vigilo, shoqed. L’immagine del mandorlo, che attende la primavera per essere il primo a fiorire, evoca qui il “vigilante”, il Dio che sempre veglia per realizzare la sua parola» (Bibbia di Gerusalemme), una Parola che crea e ricrea l’universo, generatrice, perciò, di speranza per l’uomo.

Come vescovi, posti dal Signore a vegliare (episkopoi) su Chiese collocate in zone tra le più fragili del Paese, vogliamo camminare insieme, nell’ascolto di questa Parola che salva, sulle vie tracciate da Lui. In forza del nostro compito, lo scorso anno facemmo presente (cf. lettera Mezzanotte del Mezzogiorno?) che la crisi delle aree interne – del Nord come del Sud – e il loro progressivo spopolamento è divenuta un’emergenza per il Paese: molte comunità, dalle Alpi fino alle isole, sono ormai a rischio d’estinzione anche a causa di politiche contraddittorie e miopi strategie di sviluppo. In quel nostro intervento dicemmo di non volerci rassegnare allo stato di fatto, come se la ricerca di possibili soluzioni dovesse ridursi a una sorta di accanimento terapeutico, esortando invece ad agire non in modo disorganico o scomposto, ma con una progettualità profetica.

Poiché il Signore vigila sulla sua Parola per realizzarla, vogliamo ora avanzare nel cammino, nella convinzione che esso possa coinvolgere anche Confratelli di altre diocesi nelle quali si manifestano problematiche identiche e che – giorno dopo giorno – si trovano a fare i conti con l’affannosa rincorsa a un riequilibrio territoriale, economico e sociale. Rincorsa spesso frustrata dall’incapacità di sintonizzarsi sugli stessi comuni propositi, il che finisce per rendere sterile ogni buona intenzione, anche quella ispirata dai migliori intendimenti. Perché solo camminando insieme potremo conseguire obiettivi degni dell’uomo, realizzare – per dirla con il linguaggio del profeta – la Parola del Signore.

Crediamo sia giunto infatti il momento di sperimentare alleanze significative per invertire l’attuale tendenza, che altrimenti condannerebbe molti a una sorta di lenta, inesorabile agonia. Ciò significa anche una più sistematica attenzione ai temi dei territori e alla problematicità che ne caratterizza i processi di crescita, oltre che un impegno concreto per favorire il dialogo istituzionale e con quanti hanno sinceramente a cuore le sorti dell’Italia,  tanto più in questa difficile fase di pandemia, in cui siamo tutti alle prese con una crisi senza precedenti.

L’esperienza del Forum degli amministratori campani – avviata lo scorso anno presso il “Centro La Pace” a Benevento e che vogliamo rendere permanente – potrebbe forse rappresentare quel ramo di mandorlo che segnala il desiderio di primavera, anzi un modo del tutto speciale per favorirne l’esplosione. Come nella natura, anche nella vita della società certe stagioni hanno bisogno di processi che le introducano, di una vigilia attenta e premurosa per produrre effetti concreti e salutari. Servono allora un forte spirito di collaborazione e una ferma convinzione, perché decolli un progetto condiviso a vantaggio delle aree più deboli, le quali, nonostante la fatica a crescere e svilupparsi, restano un’assoluta risorsa per l’intero Paese.

Crediamo che si possa trovare un “campo comune” in cui sperimentare in concreto la nostra stessa ansia pastorale e di promozione umana, nella prospettiva di costruire ponti in questa complessa fase della storia nazionale, per servire con passione e maggiore competenza i nostri territori e le nostre comunità.

Come vescovi della Metropolia beneventana siamo stati dal Capo dello Stato per discutere su questi temi, e abbiamo incontrato e invitato al prossimo Forum (Progetto e competenza motori per una velocità sostenibile) il presidente del Consiglio Conte, il quale ha assicurato la sua presenza e ha manifestato la sua disponibilità a concluderne i lavori. L’evento, inizialmente programmato per fine novembre, a causa delle restrizioni causate dalla pandemia si potrà tenere non prima della prossima primavera, ma sarà introdotto da una serie di tappe, con modalità online, nelle quali giovani amministratori locali avranno l’opportunità di confrontarsi con esperti e tecnici dell’amministrazione dello Stato e delle Regioni, oltre a condividere le buone prassi già attivate in numerose realtà. Anche con il sostegno di strumenti messi a disposizione dai ministeri competenti, sulla piattaforma digitale dedicata al Forum si affronteranno questioni concrete (con applicazioni realistiche in materia di progetti e di utilizzo fecondo di finanziamenti europei, statali e regionali), atte a favorire uno sviluppo armonico ed equilibrato, in grado di produrre nuova occupazione, evitare l’esodo massiccio dei giovani e ridare attrattiva ai territori, affinché mettano a reddito le loro preziose tradizioni e un’invidiabile qualità della vita.

Cercheremo, in sostanza, di operare una full immersion nei meccanismi propri di una programmazione coerente con le vocazioni territoriali. In particolare, utilizzando la modalità a distanza, già entro novembre intendiamo promuovere, con sindaci e consiglieri, un confronto sulle varie realtà locali e le emergenze che le attanagliano. Questa analisi, con il supporto di esperti e alla luce delle ulteriori e inedite questioni poste dal progredire dell’infezione virale, consentirà d’individuare alcune piste di azione già in questa fase di avvicinamento al Forum, rendendolo così ancor più costruttivo. Si cercherà anche di avviare, grazie alle disponibilità raccolte, nuove esperienze di unità territoriali capaci di introdurre percorsi e strategie convergenti.

A entrare nella rete di amministratori e nel progetto Forum, sono invitati in particolare giovani amministratori provenienti da province che condividono la stessa fatica a crescere e a svilupparsi. Questa esperienza, da vivere nello spirito di adesione pratica ai valori evangelici, potrebbe infatti costituire un’importante occasione per aggregare realtà del Paese in cui forse la crisi strutturale non è mai stata affrontata con la dovuta decisione da parte delle istituzioni, e che deve attirare sempre più l’interesse della comunità ecclesiale.

Vogliamo sperare – ne siamo anzi sicuri – che questa iniziativa costituirà per le nostre terre l’avvio di un processo virtuoso, che consentirà di creare, nel coagulo e nella sinergia di esperienze diverse, il clima adatto perché il ramo di mandorlo visto dal Profeta possa fiorire e produrre frutto.

 

Felice Accrocca

arcivescovo metropolita di Benevento

Arturo Aiello

vescovo di Avellino

Domenico Battaglia

vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata dei Goti

Pasquale Cascio

arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia

Sergio Melillo

vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia

Riccardo Guariglia

abate di Montevergine

condividi su

Dedicazione della Chiesa Cattedrale e inizio del nuovo Anno pastorale

+ Pasquale Cascio, Arcivescovo

Dedicazione della Chiesa Cattedrale e inizio del nuovo Anno pastorale
A tutta la comunità diocesana
Carissimi,
viviamo nella fede questi tempi difficili, continuando a fare esperienza di Chiesa che cammina nella storia, sicura della presenza del suo Signore, per annunciare al mondo l’amore salvifico di Dio.
Il 20 novembre è, per la nostra Chiesa, giorno solenne della Dedicazione della Cattedrale, in cui come popolo riscopriamo la nostra consacrazione profetica, sacerdotale e regale. Questa data segna anche l’inizio dell’Anno pastorale: tutto questo permane in una nuova situazione.
Celebrerò l’Eucaristia nella Chiesa Cattedrale nel giorno della sua Dedicazione e invito tutti i parroci, come è prescritto, a celebrare l’Eucaristia della Dedicazione nella propria comunità: realizzeremo così il mistero di comunione, a distanza, ma reale, vero e fruttuoso per la potenza del Mistero Eucaristico. Ci riconosceremo come popolo in cammino nella piena comunione ecclesiale e nella fraterna solidarietà con le ansie, i dolori e le attese del mondo. L’Eucaristia è la fonte della nostra speranza e il sostegno delle nostre fragilità.
Diamo inizio al nuovo Anno pastorale da costruire passo dopo passo, non solo perché condizionati dalla pandemia, ma per farci carico delle effettive necessità dei nostri fratelli e delle nostre comunità. Siamo nel secondo anno del Piano pastorale, dedicato al sacramento dell’Eucaristia; rimaniamo fermi sulla domanda del primo anno: com’è l’Eucaristia?, tenendo in considerazione la presentazione del Nuovo Messale e aiutandoci, come presbiterio e come comunità, ad entrare in una ritualità celebrativa viva, nuova e coinvolgente.
Infatti, a partire dalla prima domenica di Avvento (29 novembre 2020), la nostra diocesi, come la maggior parte delle Chiese italiane, inizierà ad usare il Nuovo Messale. Per quanto possibile e con gli strumenti idonei, si istruisca la comunità non solo sulle variazioni rituali, ma sul significato e sugli orizzonti, che si aprono per la spiritualità liturgica e per la vita cristiana. In particolare ricordo che le due mutazioni all’interno della preghiera del Padre nostro sono da osservare sempre, sia nella Celebrazione Eucaristica sia in ogni altro momento di preghiera comunitaria e personale. Le restrizioni del tempo presente ci consentono di celebrare l’Eucaristia con il nostro popolo, è un grande dono da valorizzare, da vivere in pienezza e da conservare anche con comportamenti esemplari nelle difficoltà della pandemia.
La domanda com’è l’Eucaristia? ci stimoli anche a chiederci: come noi celebriamo l’Eucaristia e quali potenzialità celebrative non viviamo ancora per entrare sempre più nella pienezza del Mistero? Questa domanda rientra tra le tante da porsi come Chiesa: essa legge, nella fede e nella sapienza evangelica, il tempo che le è dato da vivere.
In fraterna comunione nello Spirito del Risorto, prego per tutti, in particolare gli ammalati e quanti sono chiamati a curarli in maniera diretta, ed imploro su tutta la comunità diocesana la confortatrice benedizione di Dio.
Sant’Angelo dei Lombardi, 18 novembre 2020,
Dedicazione delle basiliche dei SS. Apostoli Pietro e Paolo
+ Pasquale Cascio
Arcivescovo
condividi su