Lioni, convento San Rocco_26 novembre 2022 - ore 10.00
AI PARROCI E
AGLI OPERATORI PASTORALI
(secondo le proprie Ministerialità)
LORO SEDI
Carissimi/e,
seguendo il percorso sinodale nella programmazione del secondo anno, facendo seguito alla decisione del Consiglio Pastorale Diocesano di scegliere tra i cosiddetti “Tre Cantieri di Betania” (il secondo Accoglienza nella casa e il terzo Diaconìa e Ministerialità) abbiamo deciso di dedicare la prima Assemblea Diocesana alla presentazione del terzo Cantiere sulla Diaconìa o Ministerialità, così come presentato dal documento preparatorio del Sinodo. Volendo rimanere legati anche alla situazione diocesana, è stata fatta una piccola indagine da alcuni incaricati del medesimo Consiglio, sulla Ministerialità vissuta nella nostra chiesa diocesana prima dell’anno 2000 e dopo il 2000. Si tratta di numeri che riguardano il coinvolgimento, delle parrocchie, pur nella loro aridità ci aiutano a guardare con oggettività all’esperienza della nostra chiesa.
Pertanto è utile e fruttuoso ritrovarsi in Assemblea sabato 26 novembre 2022, presso il convento di SanRocco in Lioni, per accogliere la progettualità sinodale e allo stesso tempo confrontarla con i dati e le esperienze delle nostre comunità. Le nostre Assemblee, già vissute in passato, hanno oggi ancora di più una valenza sinodale, per cui sono invitati tutti gli operatori pastorali che, in quanto tali e a diverso titolo, vivono la Ministerialità nelle nostre parrocchie. Nella presentazione del Cantiere saremo aiutati dal Rev.do don Gerardo Albano, docente di Ecclesiologia presso l’Istituto Teologico del Seminario Metropolitano “San Giovanni Paolo II” di Salerno. Il programma della mattinata è il seguente:
Ore 9.30: Accoglienza
Ore 10:00: Ora Media-Terza
Ore 10.15: Relazione
Ore 11.15: Pausa
Ore 11.30: Ascolto fraterno in assemblea o in tavoli sinodali (si deciderà al momento)
Ore 12.30: Saluti finali.
Confidando in una partecipazione motivata e attiva, salutiamo cordialmente.
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ARCIDIOCESI DI
SANT’ANGELO DEI LOMBARDI-CONZA-NUSCO-BISACCIA
SINTESI SINODO 2021-2023
Introduzione
L’Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, seppur molto estesa territorialmente, conta all’incirca settantatremila residenti, divisi in trentasei parrocchie. Il cammino sinodale avviato nell’ottobre 2021 ha vissuto e sta vivendo la fase narrativa. Il Consiglio Pastorale Diocesano è stato designato come organo sinodale, ad esso è stato affidato il compito di “promuovere, coordinare e sostenere il percorso che siamo chiamati a vivere”[1]. In merito al processo partecipativo, l’indicazione è stata quella di procedere con gradualità, ma non con lentezza e, seppur inviando alle parrocchie delle linee guida percorribili, è stata lasciata libertà di organizzarsi. Il percorso proposto in concreto ai Consigli Pastorali Parrocchiali prevede, come primo appuntamento, di incontrare i propri membri per conoscere e discutere del Sinodo e avviare una prima consultazione. Quindi proporre un secondo appuntamento rivolto a tutti gli operatori pastorali e, come terzo appuntamento, la convocazione di una assemblea parrocchiale aperta a tutti.
Il processo partecipativo ha fin qui intercettato i Consigli Pastorali Parrocchiali e, tra le associazioni presenti sul territorio, l’Azione Cattolica diocesana. Agli incontri, laddove richiesto dai parroci, hanno partecipato alcuni facilitatori, membri del Consiglio Pastorale Diocesano che hanno dato la loro disponibilità a questo servizio.
Questa sintesi tiene conto di tutti gli incontri sinora svolti; infatti la fase narrativa, proseguirà ancora fino all’estate con le tappe successive, in base al percorso delineato dall’organo sinodale: dopo l’incontro dei Consigli Pastorali Parrocchiali (al momento, si sono riuniti i Consigli di otto parrocchie), è prevista la consultazione degli operatori pastorali (laddove non siano o saranno già coinvolti insieme con il Consiglio Pastorale Parrocchiale) e quindi dell’assemblea parrocchiale.
I tempi della consultazione dei Consigli Pastorali Parrocchiali sono stati condizionati dalla nuova ondata di pandemia, rallentandone il prosieguo. La modalità online non è stata considerata un’opzione percorribile, preferendole la possibilità dell’incontro personale.
Gli incontri si sono svolti tutti in un clima di serenità, alla presenza dello Spirito: sono stati introdotti dall’invocazione allo Spirito e/o dalla proclamazione della Parola. “La franchezza e la semplicità si è riscontrata in tutti i racconti”[2] dei partecipanti, tutti hanno preso la parola. Non si è trattato di grandi numeri, perché, come riportato sopra, sono stati intercettati ancora solo i Consigli Pastorali Parrocchiali. La maggior parte degli incontri si è lasciata guidare dalle tre piste di riflessione proposte “come aiuto concreto ai vari momenti di ascolto”[3]: “1. Come vedi la tua comunità parrocchiale e come ti poni in essa? 2. Come vivi il tuo servizio all’interno della comunità? Valuta il grado di unità che si raggiunge. Hai mai pensato di offrire la tua collaborazione? Cosa ti spinge e cosa ti frena? 3. Come vedi la testimonianza complessiva della nostra Chiesa sul territorio?”[4]
Temi
Il Covid è stato da tutti identificato e proclamato come una sciagura, una piaga. L’esperienza della pandemia ha segnato e continua a segnare profondamente la vita della Chiesa diocesana, ma ancor prima delle persone e delle famiglie. La paura dell’incontrare l’altro ha preso il sopravvento sulla gioia dell’incontro, ha determinato smarrimento, solitudine e profonda tristezza. Le restrizioni, applicate e rispettate per far fronte alla pandemia soprattutto nella prima fase, hanno disabituato alla presenza, ecco quindi che ad esempio alla celebrazione comunitaria viene preferita la celebrazione trasmessa in televisione. Si avverte, inoltre, un senso di “incapacità a rientrare nelle dinamiche parrocchiali”[5].
Le comunità appaiono distratte, assenti, dormienti o addirittura in letargo; legate dalle tradizioni; che si accontentano. Le chiese sono vuote, per molti non è solo una conseguenza della pandemia ma anche della scristianizzazione della società.
La scarsa presenza delle famiglie e dei giovani, sia nelle celebrazioni che nella vita parrocchiale, genera una profonda frustrazione e fa venire meno il confronto tra le generazioni. La mancanza di entusiasmo si riflette in celebrazioni tristi (anche se non rispecchia la totalità dei casi). La vita delle comunità è segnata spesso da tensioni, rancori, incomprensioni, mancanza di collaborazione tra i vari gruppi, dissapori per mancanza di sincerità. Tutto questo determina una difficoltà nel vivere relazioni autentiche tra le persone.
La Chiesa viene spesso vista come un ente, una struttura amministrativa, che persegue “modalità pastorali che non rappresentano il segno dei tempi”[6]. Spesso viene considerata lontana dalle problematiche di carattere sociale. Il suo linguaggio non è al passo coi tempi.
Nonostante la prima analisi possa restituire un’immagine piuttosto grigia, molti sono i segni di speranza emersi durante l’ascolto.
Forte è il desiderio di rimettersi in cammino, nonostante la paura del Covid freni ancora molto, di costruire rapporti profondi, recuperare le relazioni coltivando un atteggiamento di cordialità, per perseguire obiettivi comuni. Emerge un forte bisogno di Dio, di “dedicarsi con maggiore slancio alla cura interiore, con la preghiera, la confessione, … incontri spirituali”[7] anche a livello diocesano. La preghiera non viene meno, grazie ad essa e per essa ci si ritrova.
Molti manifestano fedeltà alla propria comunità, il senso di appartenenza a una grande famiglia dove “ci si sente amati nonostante le differenze di vedute”[8]. C’è bisogno di sentirsi parte di una comunità e di dedicarsi ad essa. Molti esprimono la gioia del proprio servizio, vissuto con fede e gratuità, spinti dal desiderio di fare qualcosa per il Signore, frenati in parte dalla mancanza di tempo, in alcuni casi anche per timore delle critiche. Il servizio alla comunità è il proposito di chi, non svolgendone ancora uno, tuttavia aspetta di essere coinvolto. “Se vengo chiamato, ci sono”: buona prassi diventa allora, per coloro che sostengono “siamo quelli chiamati ad esserci”[9], di farsi promotori e sollecitare alla partecipazione e al servizio.
Rendere grazie e ripartire da quello che si ha: le tradizioni, la pietà popolare, la “richiesta” dei sacramenti. Sono riconosciute come occasioni di grazia perché in esse Dio parla all’uomo.
Attenzione a chi è in difficoltà: la pandemia ha creato nuovi bisogni derivanti soprattutto dalla crisi economica. Nelle comunità emerge un buon grado di attenzione verso gli ultimi, in particolare dove è presente la Caritas.
Si auspica un maggiore protagonismo delle donne, che “sono un punto importante nella Chiesa, guidano il Rosario, la preghiera, ma non hanno un ruolo importante”[10].
Conclusioni
Come anticipato nell’introduzione, questa sintesi tiene conto dei contributi ricevuti fin qui da otto parrocchie. Anche se restituisce uno spaccato piccolo in proporzione al numero delle parrocchie, emerge un forte desiderio di riprendere il cammino, di rileggere con gli occhi della fede il nostro tempo per riscoprire la bellezza di essere parte di una stessa comunità e annunciare la gioia dell’incontro.
Ore 16.00 Cerimonia intitolazione di Via Don Carlo Gnocchi
Ore 17.00 Cattedrale, Veglia di preghiera presieduta da S. E. Mons. Pasquale Cascio, arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, e da don Vincenzo Barbante, presidente della Fondazione Don Gnocchi.
la lettera inviata a voi Parroci in data 4 gennaio u.s., ci introduceva nei meccanismi sconosciuti e non ben definiti del cammino secondo lo stile sinodale voluto da papa Francesco.
Di essa si fa memoria citandone alcuni passaggi tuttora validi e le domande proposte: “Le tappe che di seguito si elencano vedranno coinvolti i Consigli Pastorali Parrocchiali ai quali si suggerisce di: 1) incontrare i propri membri per conoscere e discutere del Sinodo e decidere come coinvolgere tutti gli altri operatori pastorali; 2) proporre un secondo appuntamento rivolto a tutti gli operatori pastorali, i quali, insieme al Consiglio, stabiliranno le modalità di avvicinamento e coinvolgimento della società civile presente sul territorio; 3) partire da un’assemblea pubblica, aperta a tutti, secondo il modello della Visita pastorale (iniziata dall’arcivescovo nel 2017)… Come aiuto concreto ai vari momenti di ascolto si suggeriscono queste tre piste per avviare il confronto:
Come vedi la tua Comunità parrocchiale e come ti poni in essa?
Come vivi il tuo servizio all’interno della Comunità? Valuta il grado di unità che si raggiunge. Hai mai pensato di offrire la tua collaborazione? Cosa ti spinge e cosa ti frena?
Come vedi la testimonianza complessiva della nostra Chiesa sul territorio?…
Per questi tre appuntamenti o altre iniziative sono disponibili alcuni membri del Consiglio Pastorale Diocesano per aiutare le parrocchie.”
La presente ha l’intento di ricordare a voi parroci, insieme alle comunità a voi affidate, di intraprendere, con coraggio e fiducia nello Spirito, il percorso qualora non si fosse avuta la possibilità di cominciare. Per le comunità, viceversa, che hanno iniziato, essa esorta a non abbandonare le dinamiche innescate.
L’esperienza di questo primo anno, raccolta nella nostra sintesi diocesana inviata a Roma presso la Segreteria Nazionale e le condivisioni comunicateci via telematica e in presenza, ci inducono alla speranza. La risposta pervenuta dagli ambiti interpellati (scuola e università, lavoro, cultura, giovani adulti, ecc.) è stata molto positiva come si evince dai numeri riportati nella sintesi nazionale “I Cantieri di Betania”: 50.000 gruppi sinodali con i facilitatori, 400 referenti diocesani incontrati in più occasioni.
Lo stile sinodale e la cura delle relazioni sono stati esperiti attraverso il metodo della “conversazione spirituale”. Essa consente di entrare nella vita di coloro che incontriamo con rispetto, con attenzione, con tempi dilatati e di affiancarsi esercitandosi nell’arte dell’ascolto senza giudicare.
Per stimolare concretamente ad incontrare la propria comunità sia parrocchiale che civile e culturale si allega alla presente il “Vademecum per il secondo anno” che detta le piste per organizzare gli incontri.
Si consiglia, inoltre, di scorrere anche i già menzionati “Cantieri di Betania”, dai quali il Consiglio Pastorale diocesano ha deciso di visitare il secondo Cantiere sull’ospitalità e lo stare in casa e il terzo riguardante le ministerialità di fatto e istituite presenti nelle nostre Comunità parrocchiali.
La mole di documenti e il lavoro ad essa correlato potrebbero frenare gli entusiasmi; tuttavia, facendo appello, ancora una volta, alle esperienze vissute si consiglia di cimentarsi con curiosità e, soprattutto, con il desiderio di vedere con “occhi nuovi” i tanti tesori nascosti nei cuori delle persone che ci vivono accanto.
Lo Spirito Santo, che si invoca all’inizio di ogni incontro, possa illuminarci e sostenerci nelle fatiche che siamo interpellati a vivere per annunciare il Vangelo e costruire il Regno di Dio.