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Comunicazioni Ufficio Catechistico Diocesano

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AI PARROCI

ALLE CATEHISTE E

AI CATECHISTI

LORO SEDI

Oggetto: comunicazioni Ufficio Catechistico Diocesano

 

Carissimi/e,

la pandemia non permette ancora la catechesi in presenza. Il rinvio dei sacramenti non è il rinvio dell’evangelizzazione. È sempre più evidente e urgente pensare all’evangelizzazione e alla catechesi come trasmissionedella fede a prescindere dai sacramenti.

Pertanto l’Ufficio Catechistico Diocesano propone un modello di approccio e comunicazione ai ragazzi e agli adolescenti attraverso alcuni schemi di annuncio. In questi schemi vi è il vantaggio che tengono conto del percorso dei testi dei catechismi ufficiali della chiesa italiana: Io sono con voi, Venite con me, Sarete miei testimoni e La verità vi farà liberi.

Il materiale di mediazione sarà reperibile prossimamente sul sito dell’Ufficio Catechistico all’indirizzo www.catechistico.diocesisantangelo.it. Esso è stato concepito tenendo conto della seguente suddivisione:

gruppo7-8 anni Io sono con voi

gruppo 9-10 anni Venite con me

gruppi 10-12 anni Sarete miei testimoni

gruppo giovani La verità vi farà liberi.

Questa proposta è un punto di partenza in attesa di avere anche altri strumenti da condividere tra le parrocchie. L’utilizzo del materiale richiede la mediazione dei catechisti/e, coordinati/e dal parroco.

È intenzione dell’Ufficio programmare per il mese di gennaio un incontro via web con tutti/e i/le catechisti/e per un confronto su quanto effettivamente si riesce a concretizzare e per un ulteriore scambio di esperienze.

Ricordando la Parola di San Paolo: “Purché in ogni maniera Cristo venga annunciato” (Fil 1,18).

Sentiamoci uniti, incoraggiandoci a vicenda, con un sincero augurio di Santo Natale e un felice Anno Nuovo.

Sant’Angelo dei Lombardi lì, 15 dicembre 2020.

 

La Commissione

Evangelizzazione e Catechesi

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Lettera alla famiglia 2020

Lettera alla famiglia 2020

 

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Cara famiglia,

anche in questo anno così travagliato e che si chiude nell’incertezza, mi rivolgo con affetto, gratitudine e speranza a te, frutto prelibato della divina creazione. Nella tempesta sei sempre il rifugio, anzi ora siamo costretti a rifugiarci in te. Sembra che non ci sia altro per sfuggire il nemico-virus in agguato. Quale umanità sperimenteremmo se il “restare in casa” non coincidesse, in qualche modo, con lo stare in famiglia? Abbiamo bisogno di riappropriarci di un elemento originale della nostra cultura: il rapporto indissolubile tra casa e famiglia. Negli anni ci siamo abituati a fuggire ora dalla casa, ora dalla famiglia, deteriorando le relazioni parentali e i legami con il territorio: “Maria e Giuseppe con il Bambino quando ebbero adempiuto ogni cosa, secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret”, così ci ricorda il Vangelo di Luca nella festa della Santa Famiglia (Lc 2, 38). La famiglia, la casa, gli affetti, la generazione della vita sono tutti elementi che trasformano la “chiusura domestica” nella possibilità di ritrovarsi, in qualche modo, come luogo e segno dell’alleanza di Dio con il suo popolo.

Ogni famiglia, anche quella non consacrata dal sacramento, senta di essere segno dell’alleanza di Dio con il suo popolo e con l’umanità intera. Questa coscienza forte ti renda, cara famiglia, luogo sicuro, accogliente, capace di custodire e anche di accompagnare nella guarigione dalla malattia. Vogliamo rivolgere una preghiera accorata per quelle famiglie che attendono nella “casa romita” notizie dei propri cari ammalati, ricoverati negli ospedali, dove il personale sanitario offre con una mano il farmaco contro la malattia e con l’altra la carezza contro la disperazione della solitudine. 

L’alleanza con Dio non delude: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle: tale sarà la tua discendenza” (Gen 15, 5). La discendenza è la vita che nasce come continua vittoria per segnare il tempo e renderlo storia viva dell’umanità. Questa non verrà mai meno per la fedeltà dell’alleanza in cui si entra e si rimane per la forza della fede: “Abramo credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia” (Gen 15, 6). Egli credette anche di fronte al mistero della morte: “Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo” (Eb 11, 19). Da quel momento Isacco è simbolo di Gesù morto e risorto e l’alleanza eterna è stata sancita nel mistero pasquale, germogliato nella Santa Famiglia di Nazaret e consumato nella perfezione del Crocifisso-Risorto. Ora, cara famiglia, tu sei in questa alleanza, da essa attingi forza e della medesima sei segno e sacramento: “Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!” (Ef 5, 32). In alcune situazioni, come nel tempo presente, questo mistero attraversa la famiglia come la spada, predetta a Maria da Simeone; essa trafiggerà l’anima “affinché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2, 35). È tempo dunque di svelare i pensieri dei cuori, grazie al mistero coniugale e familiare, che porta lontano, come pula, la pesantezza delle relazioni e gli ostacoli al fluire degli affetti.

Cara famiglia, rendi grazie al Signore e invoca il suo nome, medita le sue meraviglie … Egli si è sempre ricordato della sua alleanza, parola data per mille generazioni (cfr Sal 105). Accogli questa parola nella fede e trasmettila alla generazione nata dalle tue viscere, essa non la chiede ma l’attende e ne ha bisogno. Questa attesa può essere espressa con le parole di Erri De Luca nel libro L’ospite della vigilia, essa infatti ti chiede: “Mi serve un po’ di fede come uno spago per tenere insieme … anche se alla fede non arrivo, credo alla pace, alla buona volontà degli uomini, credo che esista il diritto a una sera come questa in ogni stanza del mondo … e così Maria partorisce lontano da casa. Natale è una notte di pace in mezzo alla guerra”. Gesù nasce fuori casa perché tutte le famiglie riabbiano la casa delle relazioni e della sicurezza, muore fuori città perché gli uomini ritornino a vivere come famiglia umana, non più costretta dalla malattia, dalla fame, dalla guerra e dalla morte. 

La pace del Bambino ti raggiunga attraverso il cuore immacolato e pieno di grazia di Maria e attraverso il silenzio fattivo e protettivo di Giuseppe.

La Santa Famiglia ti benedica e ti custodisca nell’amore.

+ Pasquale Cascio

       arcivescovo

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Al popolo Santo di Dio

Messaggio per il Santo Natale 2020

di S.E. Mons. Pasquale Cascio

Al popolo Santo di Dio

 

Messaggio per il Santo Natale 2020

 

«Nell’ombra del presepe,

giace povero ed umile

il Creatore del mondo.

Sorge una nuova luce

nella notte del mondo:

adoriamo Gesù, il Signore»

(Inno dalla Liturgia delle ore)

 

Carissimi,

entriamo nel mistero del Natale, condotti per mano dalla liturgia, dalla preghiera personale, dalla vita comunitaria e dagli eventi, che ci coinvolgono in una situazione nuova, preoccupante, impegnativa e carica di attesa e di speranza.

Il mistero ha per sua natura una dimensione di svelamento e un’altra di velamento: noi accogliamo la grazia, donata e ridonata in Gesù Cristo, il Verbo fatto carne; pertanto viviamo l’attesa come il presepe, intendendo sia la mangiatoia che accoglie il Bambino, sia l’ambiente che la circonda con i suoi personaggi, a partire da Maria e Giuseppe, per coinvolgere l’umanità nel suo vissuto quotidiano, pesante, esaltante e in perenne attesa. Questo presepe è nell’ombra, creata dalla luce che sta per arrivare ed incontra gli ultimi ostacoli: è l’umanità pronta ad accogliere il Salvatore, è la Chiesa, che adora il suo Signore. L’ombra del presepe ha al centro il Creatore del mondo, che giace povero ed umile: la Chiesa è chiamata a testimoniare questa presenza certa nell’ombra del tempo presente e delle vicende paurose vissute con i sofferenti e i tribolati. D’altra parte la luce, irradiandosi dal presepe, fuga la notte del mondo: «La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta» (Gv 1, 5).

Così noi siamo il popolo che cammina nella luce e riflette sulle oscurità del male la luce che illumina, consola, guarisce e salva: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2, 10-11).

Mettiamoci in cammino, avvolti nella luce della speranza, per cercare il segno da riconoscere, accogliere, adorare e servire: sicuramente non è lontano da noi, è presente nell’azione liturgica, è presente ed è nascosto nelle persone che hanno bisogno del nostro amore. Gli occhi dei pastori sono illuminati ed aperti dal segno nella mangiatoia, i nostri occhi siano aperti da quanti, vicino a noi, giacciono nell’ombra dell’attesa di una luce di affetto, di tenerezza, di carità e di speranza.

 

Nelle difficoltà del tempo presente, rendiamo sempre più forte il vincolo tra il Mistero sperimentato nella liturgia e il Mistero scoperto e servito nell’esistenza quotidiana: i protagonisti sono sempre Dio che si fa carne e l’uomo che ritrova la sua dignità.

Con questo spirito viviamo le celebrazioni natalizie nelle restrizioni, che non opprimono, ma sono canali obbligati per collegare realmente il Mistero celebrato e il Mistero vissuto: la liturgia non è cerimonia, ma neanche è rifugio dell’anima.

Ogni comunità parrocchiale organizzi le celebrazioni per permettere la partecipazione in serenità e sicurezza, tenendo presente questo legame con il vissuto, che è anche appello alla carità e alla solidarietà, perché tutti nell’ombra vedano la luce di Betlemme.

Le celebrazioni natalizie sono suddivise dalla liturgia in quattro momenti: Messa Vespertina della Vigilia, Messa della Notte, Messa dell’Aurora e Messa del Giorno. Per la Messa Vespertina della Vigilia, restringiamo lo spazio temporale dalle 17.00 alle 18.30; poi, seguendo l’esempio del Santo Padre, Papa Francesco, la Messa della Notte può essere celebrata a partire dalle ore 19.00, tenendo presente la restrizione del coprifuoco dalle ore 22.00, si tenga conto delle distanze dalla chiesa parrocchiale e del ritorno agevole alle proprie case. Le altre due celebrazioni rimangono negli orari propri, considerando, dove fosse veramente necessario, l’opportunità di aggiungere un’ulteriore celebrazione nel giorno di Natale.

Le comunità parrocchiali con i propri parroci si sentano responsabili di questa testimonianza di fede e della correttezza nei confronti delle norme stabilite e concordate tra le CEI e il Governo italiano.

Non ci potranno essere deroghe o eccezioni in nome di eventuali esigenze pastorali; infatti la pastoralità è anche saper guidare il gregge nei territori impervi e nelle avverse condizioni atmosferiche in cui si può trovare, affrontando le difficoltà senza fughe. Quando la Chiesa sa vivere con gli uomini i tempi e gli eventi, diventa chiaramente segno di Cristo e, in Lui, strumento di salvezza.

In questa modalità di sicurezza e di vicinanza, viviamo anche la domenica della Santa Famiglia (27 dicembre), il Te Deum di ringraziamento la sera del 31 dicembre, la Solennità di Maria Madre di Dio (1° gennaio 2021) e l’Epifania del Signore (6 gennaio).

Procediamo con Maria nel percorso di Avvento, accogliamo con Lei il Signore che viene di nuovo a consolare, liberare e salvare il suo popolo nella pace: «il Signore vi benedica e vi custodisca, faccia risplendere per voi il suo volto e vi faccia grazia, rivolga a voi il suo volto e vi conceda la sua pace» (Nm 6, 24-26).

 

Sant’Angelo dei Lombardi, 8 dicembre 2020

 

+ Pasquale Cascio

   Arcivescovo   

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Comunicato stampa_forum degli amministratori

Aree interne, verso il Forum degli amministratori e degli operatori socio-politici

Comunicato stampa

Aree interne, verso il Forum degli amministratori e degli operatori socio-politici

Rispettando i tempi e i luoghi imposti dalla pandemia, e in previsione del Forum 2021 degli amministratori e degli operatori socio-politici delle aree interne (appuntamento che è previsto per la prossima Primavera-Estate), è stata programmata una serie di tre webinar che consentiranno il confronto con esponenti del Governo e con alcuni dei dirigenti chiamati a guidare settori strategici per la rinascita delle fasce territoriali più deboli del Paese. L’obiettivo di questo percorso preliminare al Forum in presenza è costruire una piattaforma dove trasferire idee e proposte capaci nel concreto di testimoniare la logica del “camminare insieme”.

Il programma

La prima tappa del meeting online (20 gennaio, ore 10.30-12.30) avrà per tema: Il Sud ci riprova (Atti governativi, analisi economica e la spinta dei giovani). Protagonisti saranno il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano; il direttore di Svimez Luca Bianchi; Gabriele Uva (studente del CdA dell’Università del Sannio).

La seconda tappa (15 febbraio, ore 10.30-12.30) avrà per tema: Restare, la sfida (Consapevolezza, risorse e potenzialità). Protagonisti: il coordinatore del Comitato tecnico nazionale per le aree interne Francesco Monaco; il responsabile nazionale di “Resto al Sud” Vincenzo Durante; il presidente dei giovani industriali dell’Irpinia Stefano Scauzillo.

La terza tappa (10 marzo, ore 10.30-12.30) avrà come tema: Una visione condivisa (Esperienze e progetti di unità territoriali). Protagonisti: il presidente dell’Associazione Comuni della Campania Carlo Marino; l’economista e presidente della Società italiana scienziati del turismo Fabrizio Antolini; la presidente dell’Unione dei Comuni Terre dell’Ufita Stefania Di Cicilia. 

La partecipazione

L’adesione ai webinar è una premessa importante per condividere con lo spirito giusto il percorso successivo. Agli incontri potranno partecipare sindaci e consiglieri regionali e comunali (in particolare i giovani), animatori di comunità e operatori sociali e politici. Saranno avviate anche modalità di unione responsabile allo scopo di ridurre le distanze, uscire dalla endemica condizione di marginalità e arrestare l’emorragia di uomini e donne di cui soffrono i borghi dell’entroterra.

Per iscriversi ai webinar di gennaio, febbraio e marzo, basta consultare il sito del Forum (www.faare.org) sul quale prenderà forma il progetto di dialogo e coesione stimolato dai vescovi, ma che riguarderà gli amministratori più sensibili e i portatori di istanze sincere di rinnovamento.

Lo scenario

L’idea di un Forum per le aree interne, come noto, nasce nel 2019 a seguito della lettera-denuncia Mezzanotte del Mezzogiorno? che i vescovi della Metropolia Beneventana inviarono ai sindaci, ai responsabili delle istituzioni e a tutti i territori per sollecitare una nuova e decisiva fase per il riscatto delle aree interne e per  disegnare uno scenario di unità, di consapevolezza e di nuova progettualità.

Alla discesa in campo dei rappresentanti delle Chiese locali e di numerosi amministratori sono seguiti gli incontri istituzionali dei vescovi con il Presidente della Repubblica Mattarella e il Premier Conte. In previsione del Forum 2021 è poi arrivato un nuovo appello dei presuli (la lettera intitolata Il ramo di mandorlo) per plasmare le ragioni per una mobilitazione armonica ed efficace in funzione di un ribaltamento di visione politica e culturale, contro la salvaguardia d’interessi particolari e per un progetto strategico di lunga gittata che miri a privilegiare l’interesse comune. 

Questa serie di iniziative, nate in Campania e ora estese ad altri territori e diocesi di regioni appartenenti alla dorsale appenninica e oltre (Molise, Abruzzo, Lazio, Marche, Toscana, Emilia e Veneto), avrà una sua forma organica e strutturata nel Forum permanente delle aree interne.

30 dicembre 2020

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Appello alla responsabilità di S.E. Mons. Pasquale Cascio

Ai parroci alle comunità religiose a tutti i fedeli laici

Appello alla responsabilità

Ai parroci
alle comunità religiose
a tutti i fedeli laici

Considerando l’incalzare dell’epidemia anche nelle nostre comunità, per continuare a celebrare in serenità l’Eucaristia con il popolo, invito caldamente a ottemperare a tutte le norme già stabilite per la Celebrazione Eucaristica, dall’ingresso in chiesa fino all’uscita senza creare assembramento.

In particolare, siano presenti e utilizzabili i prodotti igienizzanti, l’uso obbligatorio della mascherina per tutti e il distanziamento. Ricordo e ammonisco i sacerdoti a dare la Comunione Eucaristica solo sulle mani, richiedendo a tutti questa forma, senza eccezioni di tipo spiritualistico.

L’attenzione e il rispetto delle norme rientrano nella responsabilità morale delle nostre azioni e sono anche piccoli atti di carità fraterna.

Su tutti la benedizione del Signore, sorgente di vita e di speranza.

 

Sant’Angelo dei Lombardi, 27 ottobre 2020

+ Pasquale Cascio

Arcivescovo

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Quella ferita di quarant’anni fa

di S.E. Mons. Pasquale Cascio

Quella ferita di quarant’anni fa
Nel quarantennale del sisma del 23 novembre 1980, si accende in modo particolare la memoria collettiva, che è, in questo caso, più del solito, la memoria del popolo che ha continuato ad abitare con coraggio questi territori. La Chiesa è il popolo di Dio, per cui fa memoria con la sua gente, sicura che questa memoria è abitata dal Signore risorto. Il ricordo innanzitutto riaccende i sentimenti, mai spenti sotto la brace della storia che continua; si rivive il dolore per quanti persero la vita in quel tragico evento, si associa la paura alle paure, susseguenti negli anni, fino a quella che stiamo vivendo in questa emergenza del Covid-19.
La memoria del sisma è ormai storia, non si può affrontare con la polemica della cronaca, bisogna mettersi alla scuola della storia, magistra vitae. Cosa possiamo imparare? Suggerisco alcuni spunti per “unità didattiche” da sviluppare. Innanzitutto la storia ci insegna l’imprevedibilità delle forze della natura e delle malattie, noi possiamo affrontare, controllare, risolvere ma non prevedere in maniera certa il come, il quando, il dove. Perciò la società civile e la comunità ecclesiale devono essere pronte con energie, progetti e fondi economici di riserva: il 23 novembre segnò la nascita della Protezione Civile e riconfigurò la stessa struttura di Caritas italiana. Poi insegna la solidarietà nel momento della prova e nei tentativi di rinascita: questo è stato sperimentato a tutti i livelli e in tutte le direzioni durante il sisma e negli anni seguenti. Infine è necessario un coordinamento tra lo Stato centrale e i territori: lo Stato ci ha aiutato tanto, ma ognuno ha preso senza confrontarsi e senza progettare insieme una società in continuità con la sua storia, che non fosse abbagliata dalla profusione di denaro e di fondi pubblici.
I quarant’anni ci allontanano dall’evento e tante scelte ecclesiali, civili e politiche sono state fatte in questi anni; ci sentivamo minacciati dalla desertificazione, ora nell’isolamento forzato immaginiamo come progettare questi luoghi in oasi abitative, accoglienti per chi è già residente e desiderabili da chi vorrebbe ritornare o iniziare una nuova esperienza sociale.
La Chiesa è impegnata in prima linea non solo per accompagnare, ma anche per coinvolgersi, a partire dalle sue strutture, dai cristiani impegnati in politica, nelle amministrazioni e nell’imprenditoria, dando il suo apporto più specifico di cultura storicamente trasmessa, di speranza connaturale al suo essere e di solidarietà e carità, come unica legge che la contraddistingue.
La Chiesa semina speranza per sua natura in quanto testimone del Risorto. Seguendo l’immagine di Peguy, come la speranza porta per mano la fede e la carità, così è necessario, in questa realtà aggredita, camminare uniti, mano nella mano: essa non muore finché c’è una mano amica. La Chiesa deve offrire non solo gesti di speranza, ma presentarsi sul territorio come la comunità della speranza, capace sempre di infonderla, non per virtù propria ma per l’energia e la ricchezza del suo Capo: Gesù Cristo.
Sant’Angelo dei Lombardi, 23 novembre 2020
+ Pasquale Cascio
Arcivescovo
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Carissimi Confratelli, vi comunico quanto segue:

nota dell'Arcivescovo

Carissimi Confratelli,

vi comunico quanto segue: l’ultimo decreto governativo che porta la Campania nella zona rossa ha dei risvolti di restrizione nella vita sociale e civile. In questo provvedimento le celebrazioni liturgiche non sono chiamate direttamente in causa, ma, considerate le restrizioni negli spostamenti all’interno del Comune, il fedele, su richiesta dell’ Autorità di Ordine Pubblico, deve presentare autocertificazione per lo spostamento dall’ abitazione al luogo di culto. Sicuramente questa norma creerà un certo disagio, pertanto siamo chiamati a collaborare, anche in questo modo, alla lotta contro la diffusione del virus ( vi allego un modulo da poter far usare ai fedeli )…
In questa nuova condizione anche le celebrazioni esequiali, pur rimanendo invariate, subiranno in qualche modo un restringimento nella partecipazione dei fedeli. In caso di morte accertata per covid non si possono celebrare i funerali in Chiesa. È possibile la benedizione della tomba a tumulazione avvenuta con la presenza dei soli familiari…
Infine si comprende come è difficile qualsiasi programmazione di catechesi in presenza. Nell’eventuale partecipazione dei ragazzi alla messa domenicale, l’omelia tenga conto del risvolto formativo; chi può crei dei contatti mediatici per tenere vivo il rapporto dei ragazzi, giovani e famiglie con la Comunità Parrocchiale. Sul sito diocesano dell’Ufficio Catechistico si può trovare del materiale per i Catechisti.
Raccomando di essere scrupolosi nell’osservanza delle norme!

Cooperiamo fattivamente e con il buon esempio in questa lotta per la salute e il bene dei nostri fratelli.

Il Signore vi benedica! + Pasquale, arcivescovo

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